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CAMBIAMENTO CLIMATICO
Lo scioglimento dei ghiacci artici rivela una tendenza inarrestabile
Stephen Leahy

UXBRIDGE, Canada, 10 settembre 2008 (IPS) - Nelle ultime settimane, il forte aumento delle temperature ha portato alla rottura di diverse gigantesche piattaforme di ghiaccio nell’Artico canadese.

   
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Foto: NASA

Una distesa di ghiaccio di 50 chilometri quadrati lungo la costa settentrionale dell’isola canadese di Ellesmere è semplicemente “scomparsa” nel giro di tre giorni, lasciando scoperta una costa che era rimasta sepolta dal ghiaccio per più di 4mila anni.

Nello stesso tempo, la spessa coltre di ghiaccio permanente della banchisa polare artica si è ridotta fin quasi a raggiungere il record del 2007, con 2,6 milioni di chilometri quadrati di ghiaccio in meno rispetto alla media minima estiva. La perdita di ghiaccio quest’anno è stata enorme, su un’area che per estensione supera quella degli stati dell’Alaska e del Texas messi insieme.

”Posso ipotizzare che la riduzione della banchisa polare non supererà il record dell’anno scorso”, sostiene Walter Meier del National Snow and Ice Data Centre dell’Università del Colorado a Boulder.

Quest’anno, si prevede che il calo della banchisa polare raggiungerà il suo picco massimo nei prossimi giorni. “Il calo (del 2008) rappresenta già la seconda maggiore perdita di ghiaccio estivo, benché le temperature non siano state calde quanto l’anno scorso”, ha spiegato Meier all’IPS.

Ciò che appare significativo è che il calo di quest’anno indica che la tendenza alla perdita dei ghiacci sul lungo periodo procede molto più rapidamente del previsto, aggiunge l’esperto.

Oggi è “inevitabile” avere un’estate con un Artico senza ghiaccio e lo sarà ancora di più fra due decenni, stima Meier. Questo non significa che non ci sarà più ghiaccio; al contrario, l’oceano Artico apparirà come tanti cristalli sparsi su una superficie di ardesia, ricoperta da una miriade di iceberg appuntiti e blocchi di ghiaccio galleggianti che aspettano solo che le navi o gli impianti di trivellazione ci sbattano contro.

“Dopo la rottura definitiva dello strato di ghiaccio permanente, sarà molto più pericoloso addentrarsi con le navi, a causa del numero infinito di frammenti di ghiaccio galleggianti sparsi ovunque”, osserva Meier.

Alcuni di questi blocchi saranno vere e proprie isole di ghiaccio di 50 chilometri quadrati e alti quanto un edificio di 10 piani, come quello che si è staccato dalle croste di ghiaccio dell’isola di Ellesmere quest’estate, spiega Luke Copland, esperto del ghiaccio presso l’Università del Canada di Ottawa.

La costa settentrionale dell’isola di Ellesmere costituisce la superficie gelata dell’Artico, dove per tutto l’anno sono presenti grandi masse di ghiaccio permanente. Quest’anno, forse per la prima volta dopo migliaia di anni, abbiamo visto enormi distese di mare aperto, ha dichiarato Copland all’IPS.

“Ci ha molto sorpreso la velocità con la quale alcune lastre di ghiaccio si sono sciolte”, ha commentato.

Le immagini riprese dal satellite il 7 agosto scorso mostravano chiaramente che la spessa banchisa di ghiaccio di Marckham di 50 chilometri quadrati e tra i 30 e i 50 metri di spessore, era bloccata in un profondo fiordo della costa di Ellesmere, come è stato per migliaia di anni. Poi le nubi hanno ricoperto la regione fino a quando il cielo si è riaperto, l’11 agosto, e improvvisamente ci siamo resi conto che la Marckham Ice Shelf era sparita.

”Come può un intero fiordo chiuso dal ghiaccio liberarsi in così pochi giorni? Non potevo credere che fosse successo davvero”, ricorda Copland.

In totale, cinque piattaforme di ghiaccio dell’isola di Ellesmere hanno perso il 23 per cento del loro ghiaccio - 214 chilometri quadrati - nel corso di questa breve estate artica.

”La riduzione della superficie di ghiaccio è molto più grave delle nostre peggiori previsioni”, avverte.

Questo crollo è una chiara dimostrazione dei massicci cambiamenti che stanno avvenendo nell’Artico e della rapidità di questa trasformazione: “Mi sorprenderebbe che fra 10 anni ci fosse ancora qualche distesa di ghiaccio rimasta”, osserva Copland.

È l’aumento delle temperature invernali che sta portando al crollo. Oggi la temperatura media invernale è salita di 5 gradi centigradi rispetto a 40 anni fa. Il ghiaccio permanente ha bisogno di lunghi periodi di freddo intenso inferiore ai 40 gradi sotto zero, ma questo non succede più, spiega.

Adesso, anche dove il ghiaccio artico appare sostanzialmente intatto, questo strato di ghiaccio pluriennale è marcio all’interno, ed è più soggetto ad incrinarsi e a rompersi. “Potrebbe sembrare tutto a posto, ma in realtà non lo è”, prosegue Copland.

E oggi, 214 chilometri quadrati di ghiaccio disperso galleggiano liberamente come isole di ghiaccio nell’oceano Artico. Dato che erano già nell’acqua prima del distacco, non contribuiranno all’innalzamento del livello del mare. Anche se rappresentano un rischio potenziale per le navi, Copland è molto più preoccupato per la perdita di ecosistemi unici. Sulla cima di gran parte dei blocchi di ghiaccio c’erano laghi di acqua dolce. E in queste acque molto fredde, alcune forme di vita microbica uniche al mondo sopravvivevano sia alle temperature estreme che alle fortissime radiazioni ultraviolette, conseguenza di un ambiente completamente bianco dove un sole estivo batte 24 ore su 24.

”Si tratta di forme di vita rare che non si trovano in nessuna altra parte al mondo”, osserva Copland. Fino a quest’anno, oltre alla gigantesca isola di ghiaccio che si era staccata dalla distesa nota come Ayles Ice Shelf, non c’era stata nessuna prova di cambiamenti negli strati di ghiaccio dell’Artico. Quest’anno, sembra che abbiamo superato una nuova soglia, visto che le distese di ghiaccio rimaste sono ricoperte da incrinature a zig-zag, spiega Copland: “Le cose stanno cambiando molto rapidamente nell’Artico”. (FINE/2008)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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