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Terra Futura 2011
Niente futuro senza salvaguardia dei beni comuni
Sabina Zaccaro

FIRENZE, 20 maggio 2011 (IPS) - Le risorse naturali si riducono progressivamente e ovunque. In alcune parti del mondo in modo più veloce e irrimediabile. Fermare la tendenza al consumo illimitato e considerare seriamente le risorse naturali e sociali come un bene di cui tutti si sentano responsabili è la sfida di Terra Futura numero otto.

   
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Pedana e bauletto realizzati con plastica riciclata della regione Toscana, in una delle oltre 600 aree espositive. Per info www.revet.com
Foto: Sabina Zaccaro/IPS

La cura dei beni comuni, indispensabile per la costruzione di un futuro sostenibile, è il tema scelto per l’ottava edizione della mostra-convegno che si è aperta oggi a Firenze nella Fortezza da Basso.

Tre giorni, da venerdì a domenica, dedicati alle “buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale” con oltre cinquemila realtà associative chiamate a raccontare esperienze dirette di tutela dell'ambiente, uso delle energie alternative, finanza e commercio etico, agricoltura biologica, edilizia sostenibile e tanto altro.

Per tutti, la parola d’ordine è responsabilità. Nei consumi così come nella partecipazione alla gestione delle risorse e dei beni (comuni).

Non solo quelli materiali, si capisce. Sono inclusi nella riflessione anche quei beni ‘immateriali’ decisivi per la qualità della vita e del benessere individuale e collettivo: l’equità sociale, il lavoro, la salute, il pluralismo culturale, la sicurezza, l’informazione, lo spazio pubblico per i diversi culti religiosi, la laicità, il riconoscimento attivo dei diritti civili e sociali. La democrazia, insomma.

Al centro del dibattito d’apertura di questa prima giornata, le energie rinnovabili come alternativa unica a quella nucleare. “Non esiste altra via per uno sviluppo davvero sostenibile” sostiene Gunter Pauli, economista, teorizzatore della “Blue Economy”, economia sostenibile basata sul funzionamento dei processi in natura, e fondatore di Zeri (Zero Emission Research and Initiatives).

Secondo Pauli il declino dell’energia nucleare era certa ben prima del disastro di Fukushima. “Già l’anno scorso, nonostante giganteschi sussidi a livello globale il nucleare aveva prodotto una quantità di energia molto inferiore a quella delle rinnovabili. Ora che - dopo il disastro giapponese – nessun progetto nucleare è pensabile nell’Oceano Indiano e Pacifico pensare a nuovi sistemi sostenibili per la produzione di energie è diventato indispensabile.

Il metodo proposto da Pauli, e spiegato nel dettaglio nel suo libro The Blue Economy, consiste nell’introduzione di turbine eoliche verticali posizionate all'interno dei piloni di trasmissione ad alta tensione già esistenti in grado di moltiplicare l’energia prodotta, a costi infinitamente più bassi.

Il metodo è al momento al vaglio del governo tedesco, ma ha anche destato la curiosità di quello giapponese che ha invitato Pauli a Tokyo per una presentazione ufficiale domani.

“Finanziare l'uscita dal nucleare basata su flusso di reddito e consenso, è questo l’ultimo obiettivo della blue economy”, ha dichiarato Pauli a IPS. “Rispondere ai bisogni fondamentali con quello di cui disponiamo, offrire prodotti e servizi buoni per la salute e per l'ambiente a un costo inferiore, costruendo al tempo stesso capitale sociale. Oggi finalmente questa non è più una utopia”.

Insieme alle opportunità avanzano anche le sfide. Che esista un pericolo di infiltrazioni criminali anche nel mercato delle energie rinnovabili è chiaro a molti. ''Siccome oggi il mercato delle rinnovabili è un mercato in espansione, può essere un terreno di investimento per le mafie”. Lo ha detto Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, in un incontro con i giornalisti a margine di un incontro organizzato dalla Cisl sul tema della legalità.

“Le associazioni mafiose non fanno discriminazione tra un affare e l'altro: dove c'è la possibilità di guadagnare, di investire soldi sporchi (ottenuti attraverso) corruzione e violenza non si tirano indietro”.



“C'è una situazione, ha detto il magistrato, che vede un'attività di repressione dello Stato molto efficiente su tutto il territorio nazionale, ma c'è anche una crescente consapevolezza che tutto questo non basta”.

“Occorre la reazione della società civile. Sotto questo punto di vista, un'iniziativa come quella di oggi, e come le tante che si vanno facendo in tutte le parti d'Italia sia al sud che al nord sono preziose”.

Pignatone ha concluso citando Martin Luther King, il quale sosteneva che il pericolo maggiore per la democrazia fosse il silenzio degli onesti. “E’ bene che gli onesti parlino, prendano coscienza dei problemi e cerchino insieme delle soluzioni”.© IPS



Terra Futura è promossa da Fondazione culturale Responsabilita' etica Onlus per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell'economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente. (FINE/2011)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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