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I popoli indigeni sotto assedio in tutto il mondo
Elizabeth Whitman

NAZIONI UNITE, 9 dicembre 2011 (IPS) - Nelle versioni ripulite della storia degli Stati Uniti, lo sterminio quasi totale dei nativi americani è un’orrenda macchia che però ancora oggi continua ad essere edulcorata. Ma le battaglie dei popoli indigeni non riguardano esclusivamente gli Usa e oggi sono diventate sempre più complesse.

   
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Mallika Aryal/IPS
Foto: Mallika Aryal/IPS

Trascurati ed emarginati nella maggioranza degli oltre 70 paesi in cui vivono, i 370 milioni di indigeni che popolano il pianeta sono fortemente svantaggiati rispetto ai popoli non indigeni.

Le Nazioni Unite hanno creato diverse piattaforme e meccanismi, come l’organo consultivo Forum Permanente delle Nazioni Unite per le Questioni Indigene (UNFPII) e l’Inter-Agency Support Group on Indigenous Issues (IASG), per colmare l’evidente divario in termini di diritti, salute, istruzione e altro, tra i popoli indigeni e non indigeni.

“Molti paesi non riconoscono l’esistenza di popolazioni indigene”, ha dichiarato a IPS Sonia Heckadon, presidente pro tempore della IASG. Molti governi non prendono nemmeno in considerazione le loro necessità, aggiunge.

La IASG, che permette alle agenzie Onu e alle organizzazioni non governative (Ong) di discutere e analizzare le raccomandazioni del Forum e aiuta a coordinare le loro risposte, ha tenuto a novembre il suo meeting annuale presso la sede del Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA).

I delegati delle agenzie Onu e delle Ong hanno evidenziato alcuni dei progressi compiuti riguardo alle popolazioni indigene, ma queste analisi sono servite in qualche modo solo a far emergere i gravi svantaggi di queste popolazioni.

“Ingiustizie storiche”

Non è stata ancora adottata una definizione universale di popoli indigeni, ma generalmente vengono definiti come comunità e gruppi che formano settori non dominanti nella società e hanno una continuità storica con le società precoloniali o precedenti alle invasioni. Le popolazioni indigene sono anche note per l’alto valore che attribuiscono a tradizioni, usi e costumi definiti.

Nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni si legge che “i popoli indigeni hanno patito delle ingiustizie storiche derivanti...dalla colonizzazione e dalla spoliazione delle loro terre, territori e risorse, cosa che ha impedito loro di esercitare...il loro diritto allo sviluppo in accordo con i propri bisogni e interessi”.

Nella maggior parte dei paesi, i popoli indigeni sono più poveri, meno sani, meno istruiti, più soggetti a discriminazioni e a vedersi negato pieno accesso ai loro diritti umani. Sebbene costituiscano appena il 5 per cento della popolazione mondiale, rappresentano il 15 per cento dei poveri nel mondo, secondo il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD).

Le aree remote in cui vivono questi popoli spesso non offrono i servizi sociali basilari e la conseguenza è che “i bambini e i giovani indigeni non hanno o hanno accesso limitato all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla giustizia e alla partecipazione”, sottolinea UNFPII.

Tra gli isolani dello Stretto di Torres e gli aborigeni australiani si registra un tasso di diabete 6 volte superiore rispetto alla popolazione comune. La percentuale di suicidi tra i giovani Inuit canadesi è di 11 volte superiore alla media nazionale, mentre il tasso di mortalità infantile indigena a Panama è 3 volte superiore alla popolazione non indigena, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Anche un’aspettativa di vita inferiore e un’elevata incidenza di tossicodipendenza, depressione, suicidi e gravidanze giovanili sono comuni tra i popoli indigeni.

Coordinare gli sforzi

L’interesse nelle questioni indigene è aumentato dalla prima sessione del Forum Permanente del 2002, sottolinea Heckadon. Alla terza sessione nel 2004 sei governi hanno presentato i loro resoconti, 18 nel 2011.

Heckadon ha definito la crescita un indicatore dei “meccanismi di responsabilità che il Forum è riuscito a creare”. Ma è stata categorica nell’affermare che “c’è ancora molto da fare”.

Infatti, i popoli indigeni devono ancora fare molta strada per vedere dei risultati concreti, mentre i governi e le organizzazioni internazionali devono ancora lavorare molto per assicurare agli indigeni la tutela dei diritti e un accesso equo all’assistenza sanitaria e all’istruzione.

Allo stesso tempo, le misure per tutelare i diritti come alloggi e servizi sanitari adeguati e accesso all’istruzione devono essere in armonia con usi e costumi indigeni, e questa rappresenta una delle sfide più complesse che i governi e le popolazioni indigene devono affrontare.

Ad esempio, per la costruzione di case sostenibili si possono utilizzare materiali, pratiche e stili tradizionali, invece di materiali standard e non indigeni, preservando così usi e tradizioni e, al tempo stesso, migliorando il problema degli alloggi.

Un’ulteriore “sfida è la mancanza di precisi mandati all’interno delle agenzie Onu per lavorare sulla promozione e la tutela dei diritti dei popoli indigeni”, ha dichiarato a IPS Javier Vazquez, consulente legale in materia di diritti umani presso l’Organizzazione Sanitaria Panamericana (PAHO). Le risoluzioni interne, ha aggiunto, sarebbero fondamentali per tutelare in modo efficace i loro diritti.

Il settore pubblico, soprattutto negli ambiti che possono avere effetti sui diritti degli indigeni, come i tribunali e i parlamenti, ha una conoscenza limitata dei diritti umani dei popoli indigeni, ha dichiarato Vasquez. I cambiamenti in tali ambiti potrebbero certamente contribuire a portare dei progressi.

“I popoli indigeni devono far fronte ad enormi difficoltà”, afferma Heckadon. “E la situazione sta peggiorando a causa delle calamità naturali, dell’ascesa dei fondamentalismi e delle violazioni dei diritti umani.... Tutti questi fattori concorrono a compromettere i diritti dei popoli indigeni” @ IPS (FINE/2011)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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