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GIAPPONE
Le mamme giapponesi contro il nucleare
Suvendrini Kakuchi

TOKYO, 28 dicembre 2011 (IPS) - L’industria nucleare giapponese, che non ha mai conosciuto una vera e propria opposizione, adesso vede minacciata la sua stessa esistenza dalle donne, indignate perché il governo tace sulla pericolosità delle radiazioni emesse dalla centrale di Fukushima Daiichi danneggiata dallo tsunami dell’undici marzo.

   
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Suvendrini Kakuchi/IPS
Foto: Suvendrini Kakuchi/IPS

“Le mamme sono in prima linea nei diversi movimenti cittadini che collaborano per fermare tutti gli impianti nucleari in Giappone dal 2012”, ha dichiarato a IPS Aileen Miyoko Smith, direttrice di Green Action, un’organizzazione non governativa (Ong) che promuove l’energia rinnovabile.

Oltre cento attivisti contro il nucleare, in maggioranza donne, hanno incontrato nei giorni scorsi i funzionari della Commissione per la Sicurezza Nucleare per chiedere indagini “trasparenti” sull’incidente e la chiusura definitiva della centrale.

Attualmente 6 delle 56 centrali sono chiuse, alcune per gli “stress test”, di controllo sul nucleare, perché dopo l’incidente di Fukushima sono state riscontrate gravi violazioni delle norme di sicurezza.

Sarebbero ancora più di 150mila gli sfollati, che non possono tornare alle loro case a causa degli elevati livelli di radiazioni nei dintorni di Fukushima. Adesso ci sono le prove della contaminazione di riso e ortaggi coltivati nelle zone agricole vicine, così come dei prodotti alimentari per bambini venduti nei supermercati.

A metà dicembre, le autorità giapponesi hanno decretato lo stato di “arresto a freddo” della centrale danneggiata di Fukushima.

“La prima fase di controllo è terminata. Adesso il governo ha avviato la fase di smantellamento della centrale che richiederà 30-40 anni”, ha dichiarato Goshi Hosono, ministro per l’Emergenza nucleare.

In conferenza stampa, il ministro ha spiegato che al momento non è presente attività nucleare nei reattori responsabili delle emissioni. Le compagnie elettriche e il governo hanno garantito trasparenza e il rispetto delle norme di sicurezza.

Secondo Smith, le ultime dichiarazioni sono un avvertimento. “Stiamo intensificando le nostre azioni per assicurare che il governo e le società dell’industria energetica, ora desiderosi di infondere un senso di sicurezza, non riaprano le centrali nucleari”, ha detto.

Diversi gruppi di donne, sfidando il freddo inverno, hanno infatti già montato le tende per un nuovo sit-in di protesta davanti al Ministero dell’economia.

Le donne si sono impegnate a continuare la mobilitazione per 10 mesi e 10 giorni, un periodo tradizionalmente considerato in Giappone come il ciclo completo della gravidanza.

“Le nostre proteste sono finalizzate ad una rinascita della società giapponese”, afferma l’attivista Chieko Shina, una nonna di Fukushima. “Occorre cambiare il modo in cui le autorità hanno gestito il paese fino ad ora, mettendo la crescita economica davanti alla protezione della vita delle persone”.

Secondo gli esperti, le manifestazioni di oggi rappresentano una tappa decisiva per gli immaturi movimenti sociali giapponesi, da tempo ai margini di una società ricca e operosa che mette in primo piano la riuscita e il successo.

“Le attuali manifestazioni simboleggiano la determinazione della gente comune, che non vuole il nucleare perché è pericoloso. E il messaggio principale è che non abbiamo più fiducia nel governo”, afferma Takanobu Kobayashi, direttore della rete di movimenti civici Matsudo.

All’origine della sfiducia, soprattutto il fatto che la fusione dei reattori nucleari di Fukushima non sia stata immediatamente resa nota, mettendo a serio rischio la salute della popolazione esposta alle radiazioni.

Sui Internet, migliaia di persone hanno espresso scetticismo verso le garanzie date dal governo e dalla compagnia elettrica TEPCO, gestore della centrale di Fukushima, sulla sicurezza nucleare.

L’incidente ha sfatato il mito della sicurezza delle centrali nucleari, alimentato dalle autorità nel corso dei decenni per ottenere l’appoggio dell’opinione pubblica mentre il paese avviava massicci programmi nucleari.

Di fronte alla rabbia della popolazione, il governo e la TEPCO hanno ammesso le proprie responsabilità e annunciato grandi riforme.

Secondo Hideo Nakazawa, sociologo presso la Chuo University, le proteste esprimono il risentimento contro le autorità e contro l’uso del nucleare.

“Le dimostrazioni hanno raggiunto le città, portando la questione nucleare alla ribalta dei movimenti civili in Giappone” ha dichiarato, aggiungendo che “la mancanza di coinvolgimento dei partiti politici nel movimento anti-nucleare contrasta con i vecchi modelli, che avevano forti tendenze di sinistra”.

“La leadership delle donne nei movimenti civici è senza precedenti. Le mamme hanno guidato le manifestazioni, molte di loro sono scese in piazza per la prima volta, guadagnandosi la simpatia e il sostegno per la loro campagna per prevenire l’esposizione dei bambini ai pericoli delle radiazioni”.

“I movimenti civici giapponesi sono rimasti ai margini a causa dell’indifferenza della società, ora queste barriere sono state infrante”, spiega Nakazawa.

La parlamentare Mizuho Fukushima, presidente del Partito Socialdemocratico dal 2003 e partecipante attiva nelle manifestazioni anti-nucleare, ha detto a IPS che le proteste non finiranno.

“Forzare il cambiamento per fermare il nucleare in Giappone è possibile”, ha assicurato. © IPS (FINE/2011)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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