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Green Economy, una nuova veste per i vecchi trucchi di sempre?
Giuliano Battiston

La green economy potrebbe diventare una nuova facciata più "rispettabile" per il capitalismo delle multinazionali
Foto: Crustmania/ CC by 2.0

FIRENZE, 30 maggio 2012 (IPS) - L’attuale crisi economica e finanziaria globale sta senz'altro colpendo duramente quasi tutti i paesi del mondo, ma può anche rappresentare un'ottima occasione per rimodellare il nostro sistema economico, secondo i partecipanti alla nona edizione della fiera annuale di Terra Futura da poco conclusa a Firenze (25-27 maggio), un incontro sulle “buone pratiche” nel campo della sostenibilità sociale, economica e ambientale.


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“Cosa, come, quanto e per chi produrre? Queste sono le domande per cui serve una risposta immediata”, ha detto Guido Viale, economista ambientale e autore di diversi libri incentrati sulle tematiche ambientali.

“La crisi è un’opportunità per riconvertire in termini ecologici il modo in cui produciamo e utilizziamo merci e servizi, aprendo la strada alla possibilità di ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, per rispettare la biodiversità e creare un sistema economico sicuro a basse emissioni di CO2”.

Il primo passo verso un’economia più sana e un ambiente più pulito è quello di “trovare metodi economicamente efficaci per migliorare la nostra infrastruttura energetica e ‘decarbonificare’ la nostra fornitura di energia”, ha affermato Monica Frassoni, presidente dell’Alleanza Europea per il Risparmio Energetico (EU-ASE), istituita nel dicembre del 2012 durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP16) e che comprende alcune delle principali multinazionali europee, oltre a un importante raggruppamento trasversale formato da diversi politici europei.

“Senza impegni vincolanti per raggiungere l’efficienza energetica entro il 2020 e senza obiettivi di risparmio energetico verificabili per i gli stati membri dell’Ue, l’Europa rischia (di alimentare) la dipendenza dai combustibili fossili”, ha aggiunto la Frassoni.

Oltre al bisogno di un quadro istituzionale e di obiettivi vincolanti settoriali per il risparmio energetico nei settori chiave dell’economia europea, è altrettanto importante un cambiamento radicale nello stile di vita.

“I cambiamenti destinati a durare sono quelli radicati in una mentalità diversa”, ha spiegato Karl-Ludwig Schibel, coordinatore della divisione italiana del Patto dei Sindaci.

Lanciato dalla Commissione Europea nel 2008, dopo l’adozione del pacchetto Clima ed Energia dell’Unione Europea, il Patto dei Sindaci è un movimento europeo il cui scopo è quello di raggiungere e superare l’obiettivo dell’Unione Europea di ridurre la CO2 del 20 per cento entro il 2020. “Crediamo fermamente nell’efficacia di un processo che parta dal basso, promosso dai cittadini, dalle autorità regionali e dagli amministratori locali. È proprio qui che si verificano i cambiamenti di mentalità più profondi”, ha affermato Schibel.

Secondo l’attivista per l’ambiente Vandana Shiva, la consapevolezza culturale del nostro fragile legame intrinseco con il “Pianeta vivente” è lo strumento più importante per promuovere giustizia, sostenibilità e una nuova economia.

“È giunto il momento di abbandonare il modello centralizzato, fossilizzato e sclerotico adottato durante tutta l’era industriale e di costruire un nuovo modello - decentralizzato, democratico e orizzontale, in cui tutti gli ecosistemi vengano rispettati e la diversità valorizzata. Questo significa che dovremmo combattere le monocolture delle menti che sono state influenzate dall’industrialismo, e vuol dire stare attenti ai vecchi trucchi che si nascondono dietro le parole nuove, come ad esempio ‘green economy’”, ha aggiunto.

L’esperta non è la sola a pensare a un futuro più sano per il pianeta. Susan George, presidente del Consiglio dell’Istituto Transnazionale, ha dichiarato a IPS, “Non mi piace usare la parola ‘green economy’, perché rischia di diventare un mezzo con cui il capitalismo aziendale globale ricava dei profitti, presentandosi sotto una veste nuova e più rispettabile”.

Venti anni dopo il primo Summit della Terra, la comunità internazionale si riunirà ancora una volta a Rio de Janeiro dal 20 al 22 giugno, per la Conferenza della Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile. La conferenza Rio+20 discuterà il tema della green economy, la cui definizione di “verde” è ancora una questione controversa.

“Negli ultimi anni - ha detto Susan George -, ho proposto un Green New Deal, che significa assumere il controllo della finanza e investire nella transizione verde e sociale. Il primo passo è quello di socializzare le banche, invece di nazionalizzarle, per coinvolgere i cittadini e i clienti nella gestione e concedere prestiti per le piccole iniziative ambientali”.

La cosiddetta green economy, d’altra parte, è qualcosa di completamente differente. “Sono pessimista per quanto riguarda Rio”, ha detto George a IPS. “Per le grandi imprese questa è solo una scusa per dire: “Le Nazioni Unite sono lente e inefficaci, al contrario noi siamo efficaci e intelligenti; quindi, date a noi i soldi e li investiremo nella green economy’. Ma queste imprese mirano solo a ottenere nuovi profitti. Quello che dobbiamo chiederci è: una green economy per chi, e gestita da chi?”.

Barbara Unmüßig, presidente dell’Heinrich Boll Stiftung, ha recentemente scritto nel suo libro ‘The Green Economy: A New Magic Bullet?’: “Alcuni grandi settori della società civile globale vedono la green economy come una possibilità economica estremamente redditizia”.

Per fare davvero la differenza, ha affermato Unmüßig, il modello della green economy dovrebbe prestare attenzione anche ai problemi di potere e di equità, allontanando l’attenzione della politica globale dalla crescita e dal libero scambio. © IPS (FINE/2012)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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