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Sri Lanka, lotta alla tratta di migranti
Amantha Perera

COLOMBO, luglio 2012 (IPS) - Chi possiede un passaporto pakistano o afgano dovrà prepararsi a una procedura eccezionalmente lunga per attraversare lo Sri Lanka.

   
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Amantha Perera/IPS.
Foto: Amantha Perera/IPS.

Le autorità dell’immigrazione dell’isola hanno riferito a IPS di aver costituito procedure speciali per controllare i passeggeri provenienti da questi due Paesi. Questo dopo la prova sempre più evidente che quest’isola dell’Asia meridionale al largo della costa sud-orientale dell’India viene utilizzata come punto di partenza da parte di clandestini in cerca di asilo che decidono di prendere il largo, la maggior parte diretti in Australia. “Abbiamo speciali misure di sicurezza per interrogare afgani e pakistani”, ha affermato Prabath Aluthge, a capo della sezione contro l’immigrazione clandestina al Dipartimento Immigrazione.

Venticinque persone con passaporto afgano sono state deportate di recente, mentre negli ultimi cinque mesi sono state trasferite 250 persone senza visto d’entrata. I casi di stranieri che usano falsi passaporti dello Sri Lanka per entrare e ricevere asilo sono pochi, ma continuano a verificarsi.

La tendenza attuale con centinaia di persone che usano l’isola come punto di sosta costituisce un nuovo sviluppo, dichiarano degli agenti delle forze dell’ordine a IPS. Il 21 giugno, una nave che trasportava circa 200 afgani e iraniani in cerca di asilo si è capovolta al largo dell’Isola del Natale, a circa 2.600 km dal territorio dell’Australia continentale. Circa 90 passeggeri a bordo sono morti. Si sospetta che l’imbarcazione fosse partita dallo Sri Lanka, nonostante i tragitti diretti dall’isola dell’Asia meridionale all’Australia, che dista più di 8.000 km, siano rari.

In passato molti immigrati in cerca di asilo avevano usato Tailandia e Indonesia come punti di transito. Questa tendenza ora sembra essere cambiata. “Lo Sri Lanka è stato identificato come punto di transito (usato da trafficanti di esseri umani)”, ha affermato Aluthge. Gli incidenti che coinvolgono stranieri che utilizzano lo Sri Lanka per imbarcarsi sono in aumento e arrivano in un momento in cui le autorità di sicurezza nazionale hanno riportato un picco nel numero di locali che intraprendono la stessa pericolosa rotta.

Il 12 maggio, 113 persone sono state arrestate nella capitale, Colombo, durante il trasporto per l’imbarco a un porto di pesca. Un mese dopo la Marina Militare ha arrestato 53 persone su un’imbarcazione a circa 60 miglia nautiche al largo della costa. Altri gruppi più piccoli sono stati intercettati. Altre cinque persone sono state arrestate vicino alla città meridionale di Kataragama.

“In questi giorni stiamo registrando molti casi di tratta”, ha dichiarato il portavoce della polizia Ajith Rohana. “Il novanta per cento di migranti in cerca di asilo provengono dalle comunità tamil e musulmane”. Quindi, afferma, sono loro i principali organizzatori delle imbarcazioni. I funzionari dell’immigrazione australiana si sono rifiutati di divulgare i dettagli sul numero delle barche partite dallo Sri Lanka quest’anno, per motivi di sicurezza. Tuttavia le informazioni disponibili dicono che fini aolla fine di giugno sono state individuate o abbiano raggiunto l’Australia 72 imbarcazioni. Con un totale di 5.242 immigrati.

Le statistiche sull’immigrazione pubblicate dal Dipartimento Immigrazione e Cittadinanza australiano rivelano che entro la fine di maggio erano presenti 682 persone originarie dello Sri Lanka all’interno delle strutture detentive, circa il 14 per cento su un totale di 4.906 persone. La percentuale più alta era costituita da afgani, circa il 41 per cento del totale. Quello proveniente dallo Sri Lanka era il secondo gruppo più consistente.

I dati australiani rivelano anche un’insolita crescita nel numero degli immigrati arrivati via mare a partire da gennaio 2010. Le persone nei centri detentivi per immigrati, che erano meno di 500 a gennaio del 2009, sono salite a oltre 6.500 entro gennaio del 2011. La lunga guerra civile in Sri Lanka è finita nel maggio del 2009.

Secondo Rohana, il modus operandi più comune per coloro che vogliono imbarcarsi è di aspettare in pochi, circa 5 o 6 persone per gruppo, vicino alla costa. Verranno poi trasferiti in gruppi più numerosi a un porto di pesca e molto probabilmente portati fino ad un peschereccio ancorato al largo. Rohana afferma che i locali che sono stati arrestati per aver organizzato queste imbarcazioni sembrano essere mediatori tra coloro che cercano un posto sulle barche e coloro che controllano la tratta di immigrati.

“Si è scoperto che i sospetti principali operano da Paesi come Inghilterra, Europa e Australia”. L’agente ha citato il caso di oltre 200 emigrati dello Sri Lanka che si sono trovati arenati nello stato africano del Togo nell’ottobre 2011 dopo essere stati abbandonati dai trafficanti che gli avevano assicurato di arrivare in Canada. “I quattro sospetti principali in quel caso si trovano in Francia”, ha detto Rohana. Le vittime sono state trasferite fino allo stato africano in aereo attraverso Mumbai e Addis Abeba in Etiopia usando dei veri visti d’ingresso per visitatori.

I dettagli su come i migranti si imbarcano rimangono vaghi. La maggior parte di coloro che aspettano un’opportunità o che hanno visto fallire i loro tentativi rimangono in silenzio. E’ questo il caso di Akilan (nome cambiato su richiesta dell’interessato), un giovane di venti anni della costa orientale, che adesso si trova in prigione dopo un tentativo di giungere in Australia non andato a buon fine. “Non sapevamo niente fino al momento del suo arresto”, racconta sua madre a IPS. Dice che suo figlio progettava di fare il test d’ingresso per l’università per la terza volta, ma preparava di nascosto il suo viaggio clandestino.

Si è scoperto che le imbarcazioni partivano dalla costa nord occidentale di Puttalam e arrivavano ai porti orientali come Valechchennei. Le barche usate sono per la maggior parte pescherecci fatti di legno. I migranti devono pagare l’equivalente di circa 9 mila dollari nella valuta locale in due tranche. Secondo le informazioni della polizia, viene chiesto loro di pagare 2.500 dollari prima di salire a bordo. I membri della famiglia e gli amici pagano il resto quando – e se – vengono portati a destinazione.

La madre di Akilan non sa se il figlio resisterà alla tentazione di provare a partire di nuovo. “Voleva andarsene perché siamo poveri e disperati, e ancora adesso siamo poveri e disperati”.© IPS (FINE/2012)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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