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La più disumana delle armi
Daisaku Ikeda

TOKYO, feb. 2013 (IPS) - Penso che la maggior parte dei cittadini in tutto il mondo converrebbe sul fatto che le armi nucleari siano da considerare disumane. È incoraggiante sapere che oggi esiste un movimento in crescita, anche se ancora in fase di nascita, che sulla base di questa premessa si batte per bandire le armi nucleari.

   
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Dr. Daisaku Ikeda
Foto: Seikyo Shimbun

Un principio che era stato sottolineato durante la Conferenza delle Parti di Revisione del Trattato di non Proliferazione Nucleare (TNP) del 2010, il cui documento finale evidenziava “una grande preoccupazione per le conseguenze umanitarie derivanti da un qualsiasi uso di armi nucleari” ribadendo “la necessità che ogni stato in qualunque momento si attenga alle norme internazionali vigenti, incluso il diritto internazionale umanitario”.

Successivamente, nel maggio 2012, sedici paesi guidati dalla Norvegia e dalla Svizzera stilarono una dichiarazione congiunta sulla dimensione umanitaria del disarmo nucleare.

Il prossimo 4 e 5 marzo si terrà a Oslo, Norvegia, una conferenza internazionale sull’impatto umanitario delle armi nucleari. Prima della conferenza, il 2 e 3 marzo, la Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN), terrà un Forum della Società Civile per dimostrare che un trattato per bandire le armi nucleari è al tempo stesso possibile ed estremamente necessario.

Ultimamente, anche tra gli stati con armi nucleari, ci sono stati alcuni segnali di un nuovo atteggiamento riguardo l’utilità di queste armi nucleari. In un discorso tenuto alla Hankuk University a Seoul, Repubblica di Corea, il 26 marzo 2012, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha dichiarato: “La mia rivisitazione della dottrina nucleare riconosce che il massiccio arsenale ereditato dalla Guerra Fredda non è adeguato alle minacce attuali, compreso il terrorismo nucleare”.

Inoltre in una dichiarazione approvata nel corso del vertice NATO del maggio 2012 si sottolineava: “Le circostanze che possano contemplare un qualsiasi uso di armi nucleari sono estremamente remote”.

Entrambe le dichiarazioni mostrano una ridotta centralità del nucleare nel concetto di sicurezza nazionale.

La logica del possesso di armi nucleari è anche messa alla prova da diverse altre opinioni. Si stima che la spesa totale annua per le armi nucleari è globalmente di circa 150 miliardi di dollari. Perciò possiamo comprendere quale sia il peso imposto sulla società solo per il fatto di possedere queste armi. Se le stesse risorse fossero reinvestite a livello nazionale sulla salute, sulla previdenza sociale e su programmi educativi o di aiuti allo sviluppo per altri paesi, l’impatto positivo sulla vita e sulla dignità della popolazione sarebbe incalcolabile.

Nell’aprile del 2012 sono state annunciate nuove importanti ricerche sugli effetti di una guerra nucleare sull’ambiente, nel rapporto Nuclear Famine (“Carestia nucleare”). Pubblicato dalla Associazione Internazionale dei Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW) e dei Medici per la Responsabilità Sociale (PSR), dal rapporto emerge che perfino un conflitto nucleare relativamente piccolo potrebbe causare cambiamenti climatici importanti e che l’impatto sui paesi molto distanti dalle nazioni in guerra provocherebbe carestie in grado di colpire più di un miliardo di persone.

Di fronte a questi possibili sviluppi, vorrei presentare tre proposte per contribuire a delineare i contorni di una nuova società sostenibile, nella quale tutti i popoli possano vivere con dignità.

Innanzitutto, fare del disarmo un punto chiave degli MDG (Millennium Development Goals, Obiettivi del Millennio), attualmente in discussione nelle Nazioni Unite. Nello specifico, propongo di includere tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 la riduzione del 50 per cento delle spese militari mondiali rispetto ai livelli del 2010 e l’abolizione delle armi nucleari e di ogni altra arma giudicata disumana dal diritto internazionale.

In secondo luogo, avviare dei negoziati per una Convenzione sulle armi nucleari, per raggiungere un accordo preliminare entro il 2015. A questo scopo, la comunità internazionale deve avviare un dibatto attivo incentrato sulla natura disumana delle armi nucleari.

La terza proposta è organizzare un ampio vertice che punti alla costruzione di un mondo libero da armi nucleari. Il G8 del 2015, anno del settantesimo anniversario del lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, sarebbe una buona occasione per questo incontro, che deve prevedere anche la partecipazione di stati dotati di armi nucleari, oltre ai rappresentanti delle Nazioni Unite, ai membri delle cinque zone libere da armi nucleari e a quegli stati che si battono per l’abolizione del nucleare.

In questo senso, trovo incoraggianti le parole pronunciate da Obama nel suo discorso in Corea: “..Credo che gli Stati Uniti abbiano come sola responsabilità quella di agire; sicuramente abbiamo un obbligo morale. Lo dico in qualità di presidente dell’unico stato che abbia mai usato armi nucleari.. soprattutto, lo dico come padre che vuole veder crescere le sue due giovani figlie in un mondo in cui tutto ciò che conoscono e amano non possa essere spazzato via in un istante”.

Pur avendo considerato tutti gli aspetti politici e le esigenze di sicurezza queste parole esprimono un monito che non può essere subordinato ad esse. È la dichiarazione di un singolo essere umano che si pone al di sopra dei diversi interessi nazionali o delle posizioni ideologiche. Questo modo di pensare può aiutarci a “sciogliere” il nodo gordiano che ha a lungo legato l’idea di sicurezza nazionale a quella del possesso di armi nucleari.

Nessun luogo più di Hiroshima o Nagasaki può aiutarci a capire il vero significato della vita nell’era del nucleare. Ciò è emerso chiaramente quando il vertice G8 si è riunito ad Hiroshima nel 2008. L’ampio vertice che vorrei convocare erediterebbe questo spirito e consoliderebbe lo slancio verso un mondo libero dalle armi nucleari. Diventerebbe un trampolino di lancio per maggiori impegni verso il disarmo globale da raggiungere entro il 2030.(FINE/2013)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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