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La Corea del Nord sfida il mondo con un terzo test nucleare
Thalif Deen

NAZIONI UNITE, feb, 2013 (IPS) - La Corea del Nord ha condotto a febbraio il suo terzo test nucleare, calcando le orme di una delle nazioni più intransigenti del mondo come Israele, ignorando le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e sfidando la comunità internazionale.

   
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Kim Sung-hwan, Ministro degli Esteri e dell'Economia della Repubblica di Corea e Presidente del Consiglio di Sicurezza per il mese di febbraio, legge la dichiarazione del Consiglio che condanna fermamente i test condotti dalla Corea del Nord
Foto: Un Photo/Mark Garten

Israele ha gli Stati Uniti come santo protettore", dice un diplomatico del Medio Oriente che ha voluto rimanere anonimo, "e la Corea del Nord ha il braccio protettivo della Cina che le fa stabilmente da scudo".

Eppure, tre risoluzioni del Consiglio di Sicurezza (nel 2006, 2009 e 2013), critiche nei confronti del programma nucleare della Corea del Nord e che rafforzavano le sanzioni su Pyongyang, avevano il benestare della Cina, un membro permanente con diritto di veto.

Ma le più dure di tutte le sanzioni possibili - blocco navale, embargo petrolifero o tagli all'aiuto economico proveniente dalla Cina - non sono rientrate nelle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, almeno per ora.

Il Consiglio - formato da 15 membri - si è riunito in sessione straordinaria e ha rilasciato una dichiarazione prevedibile che condanna il test come una "grave violazione" delle tre risoluzioni e definendo la Corea del Nord come "una chiara minaccia per la pace e la sicurezza internazionali".

Quando il Consiglio adottò la sua terza risoluzione lo scorso gennaio, si dichiarò determinato a prendere "serie iniziative" nell'eventualità di "un ulteriore" test nucleare da parte della Corea del Nord.

Ma quelle "serie iniziative" dovranno attendere ancora.

Il Consiglio ha affermato che "comincerà a lavorare immediatamente a misure appropriate" in una prossima risoluzione, probabilmente attenuata.

Attualmente, sono cinque i Paesi in possesso di armi nucleari, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e Cina, tutti e cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (P5), insieme a tre paesi possessori non dichiarati: India, Pachistan e Israele.

Tutte e tre le potenze nucleari non dichiarate si sono rifiutate di firmare il Trattato di non proliferazione (Npt), contrariamente alle cinque potenze nucleari dichiarate che sono firmatarie del trattato.

Secondo la dottoressa Rebecca Johnson, co-chair della Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari, i test della Corea del Nord sono progettati per convincere gli States di avere (quantomeno) l'abilità di costruire e lanciare testate nucleari.

"È completamente controproducente chiamare paesi che eseguono test nucleari o schierano armi nucleari "potenze nucleari": dare importanza a coloro che ignorano i trattati mondiali di sicurezza collettiva come il Comprehensive Test Ban Treaty (Ctbt) e l'Npt è come uno schiaffo in faccia per la maggioranza (più di 180 paesi) che rispetta la legge e che ha rinunciato alle armi nucleari e ai test", ha aggiunto Johnson.

Gli stati possessori di armi nucleari - che siano definiti attraverso l'Npt o no, come la Corea del Nord - sono un problema per la sicurezza del mondo, ha detto.

E la Corea del Nord ha dimostrato ancora una volta che le armi nucleari sono ciò di cui i leader deboli pensano di aver bisogno per distogliere l'attenzione dalle loro politiche economiche e sociali interne, ha detto Johnson, autrice di "Unfinished Business", l'autorevole libro sul Cbtb pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2009.

Alla domanda se il test prova che la Corea del Nord è pronta per passare al nucleare, Phillip Schell, ricercatore del progetto Weapons Project presso l'istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri), ha detto all'IPS che il test non prova affatto che la Corea del Nord sia sul punto di diventare una potenza nucleare a tutti gli effetti, paragonabile ai P5.

Tuttavia, i tre test - sebbene il primo sia considerato un fallimento - testimoniano certamente un passo avanti nel programma sulle armi nucleari, ha detto Schell.

Allo stesso tempo, mentre sembra che l'obiettivo della Corea del Nord sia di sviluppare una testata nucleare miniaturizzata che possa entrare in un missile balistico, finora non ci sono stati segni che il paese abbia effettivamente raggiunto una "militarizzazione" dei congegni nucleari testati.

Non è chiaro nemmeno se sia attualmente in possesso della necessaria tecnologia dei missili a lunga gittata, ha detto. Tuttavia, il lancio riuscito di un razzo multistadio suggerisce che sta gradualmente padroneggiando tale tecnologia.

Schell ha anche fatto notare che la Corea del Nord si è ritirata dall'Npt (anche se alcuni stati non riconoscono il passo indietro). Inoltre, non ha firmato o ratificato il Comprehensive Test Ban Treaty.

Tuttavia, le risoluzioni 1718, 1874 e 2087 del Consiglio di sicurezza vietano alla Corea del Nord di condurre futuri test nucleari o lanci che coinvolgano la tecnologia dei missili balistici. Queste risoluzioni, ha detto Schell, sono legalmente vincolanti de facto. Dall'altro lato, la Dprk le giudica discriminatorie.

Alla domanda riguardo all'argomentazione della Corea del Nord secondo cui i suoi test nucleari siano 'rari' se paragonati a quelli condotti dai P5, Johnson ha detto all'IPS che quest'argomentazione è un "apparente nonsense".

"Assolveremmo un omicida che si difende affermando di uccidere solo occasionalmente, rispetto agli omicidi di massa perpetrati dai serial killer e da altri criminali? Certo che no".

Johnson ha detto che così come ogni omicidio è un crimine, ogni test nucleare viola i trattati internazionali, le leggi e i mezzi concordati dalla collettività per affermare la sicurezza globale.

"Il fatto che altri abbiano peccato con impunità prima che la comunità internazionale stabilisse il Nuclear Test Ban Treaty adesso non è una scusa", ha detto Johnson.(FINE/2013)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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