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Donne minatori abbattono barriere e pregiudizi in Cile
Marianela Jarroud

RANCAGUA, Cile, apr 2013 (IPS) - Le donne svolgono un ruolo sempre più importante nell’industria mineraria del Cile, dove poco più di dieci anni fa non erano neanche ammesse all’interno delle miniere a causa di pregiudizi e superstizioni.

   
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Marinela Jarroud/IPS
Foto: Marinela Jarroud/IPS

Oggi 18mila donne lavorano in miniera, ossia il 7,2 percento della forza lavoro impiegata in quest’industria. Una percentuale che nel 2015 dovrebbe raggiungere il 10 percento.

Ma l’impresa mineraria statale Corporación del Cobre (Codelco), la maggiore produttrice di rame del mondo, punta più in alto: quest’anno vuole destinare un contratto di lavoro su cinque a una donna. Comincia la pianificazione di programmi volti a conciliare vita familiare e lavoro, a migliorare le strutture e provvedere alla formazione lavorativa delle donne.

“Fino a non più di 10 anni fa, le donne non potevano nemmeno entrare nelle miniere. Era una possibilità che non veniva neanche presa in considerazione, perché si pensava che portassero sfortuna” afferma Andrés León, responsabile risorse umane nella miniera El Teniente della Codelco.

Ma i tempi sono cambiati. “Il nostro obiettivo è portare la presenza femminile al 20 percento della forza lavoro, assumendo le donne come impiegate, capi sezione, e affidando loro incarichi amministrativi e commerciali” ha riferito León all’IPS.

Alcune divisioni della Codelco sono vicine al raggiungimento dell’obiettivo. Nella miniera Gabriela Mistral, 1.350 chilometri a nord di Santiago, le 104 donne minatori che vi lavorano rappresentano il 18,2 percento del personale.

“Alcune divisioni sono molto più indietro, come la nostra a El Teniente, dove la presenza femminile è del sei percento. Ma vogliamo arrivare almeno al 20 percento,” afferma León.

“Siamo convinti che le donne diano un contributo positivo al lavoro, soprattutto nel caso delle miniere. Oltre ad essere uno stimolo professionale, aiutano a creare un’atmosfera positiva, con un tocco di umanità e creando squadre multitasking”, riferisce.

L’industria mineraria è uno dei pilastri dell’economia cilena: nel 2012 costituiva il 17,6 percento del PIL, con 47 miliardi di dollari in esportazioni. Oggi dà lavoro, direttamente o indirettamente, a quasi un milione dei 7,1 milioni di lavoratori presenti nel paese.

Il Cile è il maggiore esportatore di rame al mondo, attività che lo scorso anno gli ha reso 42,7 miliardi di dollari, portando 7,5 miliardi nelle casse dello stato.

Il progetto della Codelco di inserire nel proprio libro paga un maggior numero di donne ha portato ad un incremento da cinque donne con incarichi dirigenziali e 121 in ruoli professionali nel 1998 a rispettivamente 26 e 690 quest’anno.

Allo stesso tempo, le donne stanno facendo passi avanti anche nell’ambito dei ruoli di comando nei sindacati.

Millaray Farías, capo settore nell’impianto di frantumazione della miniera di Pipa Norte, uno degli otto depositi di cui è composto El Teniente, ha ammesso che non è facile lavorare nella miniera sotterranea più grande del mondo.

“Le condizioni di lavoro, la polvere e il rumore la rendono un’impresa difficile", afferma.

Visitando l’impianto, l’IPS ha potuto vedere da vicino le dense nuvole di fumo prodotte dalla macinazione dei minerali estratti e sentire l'assordante rumore dei macchinari.

Per non parlare del peso dell’equipaggiamento che ogni minatore deve indossare: caschetto, torcia, cintura di sicurezza, attrezzatura di emergenza e scarponi rinforzati.

Farías, che ha cominciato a lavorare in miniera cinque anni fa, lavora nei tunnel a un chilometro e mezzo sotto la superficie. “Nonostante le difficoltà, ricevo molto supporto dai colleghi e dagli stessi 'vecchi'”, ha detto all’IPS, che nel gergo dei minatori indica chi lavora nei giacimenti.

Ma l’ambiente delle miniere è molto machista e i minatori a volte “hanno difficoltà ad accettare un capo donna”, afferma. “Però si prendono anche cura di noi, e siamo piuttosto viziate”.

Nelle fonderie la situazione è più difficile. Secondo quanto afferma il sovraintendente Juan Bobadilla, sono 17 le donne che lavorano in questa divisione. Ma a causa delle alte temperature non hanno ancora mai lavorato negli impianti e nelle fornaci. “Ci prendiamo molta cura di loro”, ha riferito all’IPS.

Secondo León, “l’attenzione che i minatori uomini hanno per le colleghe donne è positiva, perché crea legami forti e limita gli eccessi maschili, come un certo linguaggio, le imprecazioni”.

Oggi “molte donne guidano i camion o lavorano con le ruspe e altri macchinari, estraendo il rame e lavorandolo per trasformarlo in catodi, che poi vendiamo ed esportiamo”, afferma.

Come parte dell’iniziativa per inserire più donne, Codelco e il governo hanno introdotto un programma di formazione attraverso il Servizio Nazionale formazione e impiego (Sence, nella sigla spagnola).

Il programma Mujer Minera (Donne delle miniere) ha già formato 14 donne all’utilizzo delle attrezzature nei processi di estrazione nelle regioni di Arica e del Parinacota, nell’estremo nord del paese al confine con Perù e Bolivia.

“Oltre all’orgoglio di lavorare per il maggior produttore di rame al mondo, molte donne che oggi sono operatori di macchina guadagnano cinque volte quello che guadagnavano con altri lavori”, afferma León.

“E gran parte di queste donne - prosegue - sono capofamiglia e crescono i figli con un solo stipendio, e grazie a Codelco possono offrire alle loro famiglie una vita migliore”.

A El Teniente e nelle altre miniere gestite dall’impresa statale si stanno attuando nuove misure per sostenere il lavoro delle donne e il loro ruolo multifunzionale.

“Abbiamo iniziato dagli aspetti di base, come infrastrutture, bagni, spogliatoi e tute da lavoro femminili. Stiamo facendo dei primi piccoli passi, poi passeremo ai più grandi”, ha affermato León.

Ma la cosa fondamentale, aggiunge, è poter incrementare la formazione per generare maggiore offerta. Perché assumere più donne è “un vantaggio per tutti”.(FINE/2013)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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