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Le organizzazioni religiose, attori fondamentali nella gestione dei disastri naturali
Kalinga Seneviratne

BANGKOK, lug, 2014 (IPS) - Un consorzio di organizzazioni religiose (Faith-Based Organizations, FBO) ha confermato il proprio impegno nella creazione di comunità resilienti in Asia a seguito di disastri naturali, secondo quanto dichiarato in occasione di una conferenza delle Nazioni Unite sulla riduzione del rischio di catastrofi (AMCDRR) a fine giugno.

   
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Amantha Perera/IPS
Foto: Amantha Perera/IPS

Ospitata quest’anno dal governo tailandese, la conferenza è organizzata annualmente in collaborazione con l’Ufficio Onu per la Riduzione del rischio di catastrofi (UNISDR) per riunire gli attori regionali e discutere le sfide concrete dell’Asia in un’era di rapidi cambiamenti climatici.

Come è emerso da un rapporto dell'UNISDR redatto per la conferenza di Bangkok, negli ultimi tre anni l'Asia ha dovuto affrontare disastri naturali di ogni tipo, dai cicloni nelle Filippine a gravi inondazioni in Cina, India e Tailandia, ai maremoti in Pakistan a Giappone.

Solo nel 2011, le perdite economiche globali dovute a eventi climatici importanti hanno raggiunto i 366 miliardi di dollari, di cui l'80 percento solo nella regione Asia-Pacifico.

Quest'area copre il 39 percento della superficie terrestre e ospita il 60 percento della popolazione mondiale ma possiede solo il 29 percento della ricchezza del pianeta, il che pone una grande sfida per i governi in termini di preparazione ai disastri e risposta alle emergenze.

Secondo le FBO, è possibile colmare questo divario aiutando la popolazione a non perdere la speranza nei momenti più critici. “Non si tratta di dare risorse o costruire grandi case”, dice Jessica Dator Bercilla, un membro di Christian Aid di nazionalità filippina. Piuttosto, il contributo che le FBO possono dare è convincere le persone che non sono sole nel difficile percorso di ricostruzione delle loro vite dopo un disastro naturale.

Il gruppo di organizzazioni religiose, che comprende Caritas Asia, Soka Gakkai International (SGI) e ACT Alliance, si era riunito in un incontro consultivo prima della conferenza, dove 50 rappresentanti di diversi fedi religiose si sono confrontati sugli ostacoli concreti che le FBO devono superare per prestare soccorso nei disastri e poter assistere le popolazioni colpite.

Nella dichiarazione finale sulla riduzione del rischio da disastri, le FBO hanno richiamato l'attenzione sulla capacità unica delle organizzazioni religiose di lavorare a stretto contatto con le comunità locali e favorire la resilienza e la costruzione della pace.

Dato che circa una persona su otto nel mondo si identifica con una qualche forma di religione organizzata, e che le organizzazioni basate sulla fede rappresentano la maggiore rete di distribuzione di servizi al mondo, le FBO sono attori ideali nel campo della riduzione del rischio dei disastri (DRR, Disaster Risk Reduction).

Nella dichiarazione di sollecitano le Nazioni Unite a riconoscere le FBO come attori speciali nel Quadro post- 2015 per la riduzione del rischio di catastrofi (HFA2), che sarà presentata in occasione della terza Conferenza mondiale dell'Onu sulla riduzione del rischio di disastri naturali (WCDRR) nel 2015.

Si chiede inoltre che i governi nazionali e locali includano le FBO nelle consuete consultazioni che si tengono sulla DRR con i grandi attori, visto che spesso sono le organizzazioni religiose a portare avanti i programmi di sviluppo in assenza di Ong internazionali.

Ad esempio, dal 2012 Caritas Indonesia ha lavorato con la comunità costiera di Fata della provincia indonesiana del Nusa Tenggara orientale, che negli ultimi 22 anni ha perso 200 metri di territorio, per costruire la resilienza comunitaria all'innalzamento del livello del mare.

L'organizzazione ha aiutato i membri della comunità a creare il Fata Environment Lover Group, che oggi utilizza un sistema di costruzione naturale per frenare le onde più alte prima che raggiungano la costa e proteggere le mangrovie attraverso delle strutture in bambù.

I tre membri del Consorzio di FBO coprono gran parte del territorio della regione: Caritas Asia è una dei sette uffici regionali di Caritas International, un'agenzia di aiuti cattolica che opera in 200 paesi; SGI è un movimento laico buddista giapponese con una rete di organizzazioni presenti in 192 paesi; mentre ACT è una coalizione di chiese Cristiane e organizzazioni affiliate che lavorano in più di 140 paesi.

I tre gruppi sono noti per il loro contributo nel campo dello sviluppo e degli aiuti nei disastri. Caritas International, per esempio, stanzia ogni anno più di un milione di euro (1,3 milioni di dollari) in coordinamento umanitario, capacity building e programmi di lotta all'Hiv/Aids in tutto il mondo.

“Vogliamo essere tra i principali promotori nell ´introduzione di politiche per la riduzione del rischio dei disastri”, ha detto all'IPS Takeshi Komino, responsabile delle emergenze di ACT Alliance per la regione Asia-Pacifico. “Siamo pronti a portare avanti i nostri impegni”.

“Nella dichiarazione congiunta si sottolinea che il nostro è un impegno forte, fondato sulla fede. Abbiamo le capacità per gestire i soccorsi e le attività di disaster recovery sul lungo periodo”, ha aggiunto Nobuyuki Asai, responsabile dei temi legati alla pace per SGI.

Secondo gli esperti, l'Asia è un ottimo campo di prova per testare l'efficacia delle organizzazioni religiose nella riduzione dei rischi da disastri naturali.

Da un'inchiesta dell'indipendente Pew Research Centre, nella regione Asia-Pacifico vive il 99 percento delle persone di fede buddista nel mondo, il 99 percento dei fedeli di religione induista, e il 62 percento dei musulmani sul totale della popolazione mondiale. C'è stato poi un aumento del numero dei cattolici, che sono passati dai 14 milioni di un secolo fa a 131 milioni nel 2013.

Creare legami tra queste comunità è più facile a dirsi che a farsi, laddove i conflitti religiosi e intercomunitari affliggono la regione: ondate di estremismo buddista in paesi come lo Sri Lanka o il Myanmar, un forte movimento anti-cristiano in Pakistan e attacchi contro le minoranze religiose in Cina e India.

Alcuni esperti sostengono tuttavia che la minaccia di catastrofi naturali favorisce l'unione tra le comunità. Anil Kumar Gupta, a capo della divisione di pianificazione delle politiche dell'Istituto di gestione dei disastri dell'India, afferma che “in situazione di disastro naturale, la popolazione dimentica le differenze”.

“Ho visto all'indomani di un disastro capi religiosi e volontari di templi induisti, organizzazioni islamche e templi sikh lavorare insieme come fratelli”, ha detto all'IPS, riferendosi a casi recenti che si sono verificati a seguito di gravi inondazioni negli stati dell'India settentrionale dell'Uttarakhand e del Kashmir.

Loy Rego, consulente per gli aiuti in caso di disastro naturale con sede in India, ha spiegato all'IPS che la dichiarazione rilasciata dal consorzio di gruppi religiosi rappresenta un punto di riferimento importante nella riduzione del rischio di disastri.

“Le FBO devono avere più visibilità come gruppo organizzato per spianare la strada a strutture più solide in futuro”, ha detto.

Il principale contributo delle FBO nella riduzione dal rischio di catastrofi, ha aggiunto Rego, è promuovere situazioni di pace tra le differenti comunità.

(Traduzione e editing di Francesca Buffo)(FINE/2014)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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