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A che punto è il divieto dei test nucleari, e delle armi nucleari?
Thalif Deen

NAZIONI UNITE, sett, 2014 (IPS) - Con l’inaugurazione della giornata internazionale contro i test nucleari, lo scorso 29 agosto, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha lamentato che in un mondo minacciato da 17mila armi nucleari, nessuna di queste armi è stata ancora distrutta.

   
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Una torre per i test nucleari di proprietà degli Stati Uniti, sull'Atollo di Bikini
Foto: dominio pubblico

Piuttosto, ha detto, i paesi in possesso di tali armi hanno piani e cospicui finanziamenti a lungo termine per modernizzare i propri arsenali nucleari.

Più della metà della popolazione mondiale, ha aggiunto, ossia circa 3,5 miliardi di persone sugli oltre sette miliardi totali, vive ancora in paesi che o possiedono tali armi o sono parte di alleanze nucleari.

“Nel 2014, non c’è stato nessun negoziato sul disarmo, nessun trattato bilaterale né multilaterale”, ha precisato. Ben otto paesi (Cina, Corea del Nord, Egitto, India, Iran, Israele, Pakistan e Stati Uniti) devono ancora ratificare il Trattato di bando complessivo contro i test nucleari (CTBT, nell’acronimo inglese), operazione necessaria per l’entrata in vigore dell’accordo.

Alyn Ware, fondatore e coordinatore internazionale della rete dei Parlamentari per la non- proliferazione e il disarmo nucleare (PNND) ha detto all’IPS: “Pur sostenendo la commemorazione del 29 agosto, darei priorità al tema dell’abolizione del nucleare, piuttosto che alla piena ratificazione del CTBT”.

Oggi esiste una norma consuetudinaria contro i test nucleari (con detonazione), spiega l’esperto, e solo un paese (la Corea del Nord) la ha violato occasionalmente.

“Ci sono invece scarse probabilità che gli altri paesi tornino ad eseguire i test, a meno che la situazione politica non si deteriori a tal punto da rivalutare il ruolo del nucleare”, ha detto Ware. Il CTBTO (Organizzazione del Trattato di bando complessivo contro i test nucleari) sta infatti lavorando in modo efficace nell’attuazione, la verifica e altri aspetti correlati, nonostante il CTBT non sia ancora entrato in vigore, ha chiarito.

Ma Ware ha sottolineato come il tema dell’abolizione del nucleare sia strettamente collegato alle tensioni e i conflitti in corso.

“Seppure i paesi prediligano ancora fortemente l’opzione militare, inclusa la deterrenza forzata, i paesi dotati di armi nucleari non sono intenzionati ad abbandonare la loro posizione, perciò corriamo sempre il rischio di conflitti nucleari dovuti a cause incidentali, a errori di valutazione o anche a scelte consapevoli”, ha avvertito Ware, attivista neozelandese contro il nucleare cofondatore della rete mondiale Abolition 2000.

Il Kazakhastan è uno dei pochi paesi ad aver chiuso il proprio sito destinato ai test nucleari, Semipalatinsk, nel 1991, e ad aver volontariamente rinunciato al quarto maggiore arsenale al mondo, con oltre 110 missili balistici e 1.200 testate nucleari.

L’ambasciatore Kairat Abdrakhmanov, rappresentante permanente della Repubblica del Kazakhstan presso l’Onu, ha spiegato all’IPS che la decisione del paese di ritirarsi dal “club nucleare” è stata frutto di una volontà politica, visto che “il Kazakhastan è seriamente convinto della futilità dei test e delle armi nucleari, che rischiano di avere conseguenze catastrofiche inimmaginabili sugli esseri umani e sull’ambiente”.

Nel 1949, ha ricordato Ban, l’allora Unione sovietica condusse il primo test nucleare, seguito da altri 455 test nei decenni successivi, con effetti terribili sulle popolazioni locali e l’ambiente.

“Questi test e le centinaia di altri esperimenti che si sono susseguiti in altri paesi sono diventati l’impronta di una corsa agli armamenti nucleari, in cui la sopravvivenza umana è soggetta alla dottrina della distruzione mutua garantita, la cosiddetta MAD (mutual assured destruction)”, ha osservato.

“In qualità di segretario generale, ho avuto diversi incontri con alcuni coraggiosi sopravvissuti alle armi nucleari e ai test nucleari di Hiroshima, Nagasaki e Semipalatinsk” , ha detto Ban. La loro determinatezza e dedizione “dovrebbe continuare a guidare il nostro lavoro per un mondo privo di armi nucleari”.

Il disarmo nucleare globale è uno dei primi obiettivi delle Nazioni Uniti, oggetto della prima risoluzione dell’Assemblea Generale nel 1946, ha osservato il Segretario Generale dell’Onu, aggiungendo che “la dottrina della deterrenza nucleare è ancora parte integrante delle politiche sulla sicurezza di tutti gli stati dotati di nucleare e dei loro alleati”.

Attualmente, ci sono cinque stati dotati di armi nucleari (Stati Uniti, Gran Bretagna, Russia, Francia e Cina) il cui status è riconosciuto dal Trattato di non proliferazione nucleare (TNP).

Tutti e cinque esercitano diritto di veto come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (P5), l’unico organismo che ha facoltà di dichiarare la guerra e concludere la pace.

Gli altri tre stati in possesso di nucleare sono l’India, il Pakistan (che hanno dichiarato formalmente di esserne dotati) e Israele, l’unico Stato nucleare non dichiarato.

La Corea del Nord ha condotto test nucleari ma il suo possesso di armi nucleari rimane nel dubbio.

Le conseguenze dei testi nucleari sulla salute e sull’ambiente sono un segnale delle conseguenze ancora più catastrofiche dell’uso delle armi nucleari in un conflitto. È questo che ha spinto paesi come il Kazakhastan a istituire la giornata mondiale contro i test nucleari, come una piattaforma per promuovere un mondo libero dal nucleare, ha detto Ware all’IPS.

“E che ha convinto le Isole Marshall a portare questo tipico caso di ‘Davide contro Golia’ davanti alla Corte internazionale di Giustizia dell’Aja (ICJ)”, ha aggiunto.

E ha permesso di raccogliere consensi intorno alla questione delle conseguenze umanitarie, un tema che verrà discusso nella specifico in una terza conferenza a dicembre.

Ma se non aumenterà la fiducia nella capacità di risolvere i conflitti senza la minaccia o il ricorso alla forza estrema, le nazioni continueranno ad affidarsi alla deterrenza nucleare, pur senza l’intenzione di far uso delle armi, sostiene Ware.

Per questo, ha aggiunto, la piattaforma Onu UNFOLD ZERO, che ha promosso la giornata mondiale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, sta avanzando proposte sulla sicurezza cooperativa attraverso le Nazioni Unite per la risoluzione dei conflitti e le minacce alla sicurezza.

(Traduzione e editing di Francesca Buffo)(FINE/2014)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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