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“Rompere il silenzio” sul traffico degli schiavi
A. D. McKenzie

A.D. McKenzie/IPS
Foto: A.D. McKenzie/IPS



PARIGI, ott, 2014 (IPS) - Il film “12 anni schiavo” ha aperto gli occhi a molte persone sulle brutalità della schiavitù, alimentando aspri dibattiti sul quel periodo del passato. Ma il film è solo una delle tante iniziative per “rompere il silenzio” sui 400 anni di tratta degli schiavi oltreoceano e fare luce sulle sue conseguenze storiche tuttora persistenti.


Tra questi, il Progetto Rotte degli Schiavi (Slave Route Project, SRP), che ha celebrato il suo ventesimo anniversario a settembre a Parigi, punta a migliorare la conoscenza sul tema della schiavitù nelle scuole di tutto il mondo.

Secondo Ali Moussa Iye, responsabile della sezione Storia e Memoria per il Dialogo dell’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura, e a capo del Progetto SRP dell’organizzazione, “il minimo che la comunità internazionale possa fare è inserire nei libri di testo questi fatti storici. Non possiamo negare la realtà di tutte le persone che hanno sofferto e continuano a soffrire le conseguenze della schiavitù”.

Il Progetto è uno dei punti di forza del Memoriale in onore delle milioni di vittime del traffico di esseri umani che si sta istituendo presso la sede delle Nazioni Unite di New York, il cui completamento è previsto per marzo 2015.

L’Unesco è anche impegnato nella realizzazione del Decennio internazionale per i popoli di discendenza africana (2015-2024), per il riconoscimento delle persone di origine africana come un settore distinto della società, “per affrontare le continue violazioni dei loro diritti nella storia”. Il Decennio sarà lanciato ufficialmente a gennaio 2015.

“Non si tratta di creare il senso di colpa ma di favorire la riconciliazione”, ha spiegato Moussa Iye in un’intervista. “Dobbiamo conoscere la storia in un’ottica diversa e più pluralista, per trarre delle lezioni e capire meglio la nostra società”.

È ovvio, ammette l’esperto, che qualcuno metterà in dubbio queste iniziative perché preferisce pensare che l’eredità della schiavitù sia finita, ma le organizzazioni internazionali, aggiunge, possono aiutare i diversi paesi ad indagare sulle proprie azioni del passato e i loro effetti nel presente.

“Persone di ogni genere hanno subito la schiavitù e persone di ogni genere hanno approfittato di essa, così come ancora oggi c’è chi sfrutta le forme odierne di schiavitù”, ha detto. “Il razzismo è il risultato diretto di questo mostruoso retaggio ed è fondamentale migliorare il dialogo su questo tema”.

Secondo l’Unesco, grazie al Progetto Rotte degli Schiavi questi temi sono stati inclusi nell’agenda internazionale, permettendo di definire la schiavitù e il traffico di schiavi un crimine contro l’umanità, come dichiarato alla Conferenza mondiale contro il razzismo tenutasi nel 2001 a Durban, Sud Africa.

Il Progetto ha permesso inoltre di raccogliere e preservare archivi e tradizioni orali, promuovere la pubblicazione di libri e individuare “luoghi di commemorazione per [creare] itinerari della memoria”.

Per molte persone di discendenza africana, tuttavia, occorre fare molto di più per creare consapevolezza. Ricki Stevenson, un’imprenditrice afroamericana residente a Parigi e titolare dell’azienda Black Paris Tours, che segue gli apporti della diaspora africana nella capitale francese, ha detto all’IPS che “dovrebbero organizzarsi dibattiti a livello nazionale e internazionale sulle conseguenze durature dell’asservimento”.

“Dobbiamo rompere il silenzio su come il razzismo continua a ferire, non solo le persone di colore, ma tutti coloro che in ogni paese uccidono, imprigionano, negano l’istruzione e i diritti degli individui”, ha detto. “Negli Stati Uniti, in Francia, e in tutta Europa si guadagna moltissimo dalle pratiche disumane dei sequestri e della schiavitù di milioni di africani”.

“Queste nazioni diventano ricche, costruiscono le loro città e le loro economie sull’asservimento degli africani, sul lavoro forzato di persone di colore che vengono private di ogni diritto umano fondamentale, trattate peggio degli animali”. “Oggi sappiamo che la ricchezza di Wall Street e di tante grandi imprese, società di assicurazione, compagnie di distribuzione, privati, persino chiese, è ancora legata alla schiavitù”.

Stevenson sostiene che per alcune persone è difficile capire l’eredità della schiavitù. “Dubito che chi non ha mai vissuto negli Stati Uniti possa capire la minaccia terribile del ‘breathing while Black’ (subire atti discriminatori in quanto persona di colore)”, ha detto all’IPS. “È orribile, e sono fatti reali che ogni uomo, donna o bambino di colore ha vissuto o vivrà prima o poi nella vita”.

In Francia, l’ascesa del nazionalismo sta portando a una cultura di esclusione alla pari del razzismo, secondo alcuni osservatori politici. Il ministro della giustizia Christiane Taubira, ad esempio, autrice di una legge del 2001 che porta il suo nome e riconosce la schiavitù come crimine contro l’umanità, è stata oggetto di diversi attacchi razzisti da parte dei social media e di alcune pubblicazioni.

Intervenendo al 20esimo anniversario del Progetto SRP, Taubira ha parlato della sua battaglia contro “l’odio”, sostenendo che la sfida oggi è capire le forze globali che dividono le popolazioni a scopo di sfruttamento.

“Non possiamo tollerare questo livello di disumanità”, ha detto, aggiungendo che le “vittime anonime” non sono solo vittime, ma “sopravvissuti, creatori, artisti, persone di cultura, leader... e resistenti”, nonostante le immense violenze subite.

In Francia, singole persone o Comuni hanno lavorato in diversi programmi culturali e progetti sulla memoria, per mettere in luce il ruolo attivo del paese nel traffico di schiavi oltreoceano. Nella città nordoccidentale di Nantes, che nel diciottesimo secolo si arricchì notevolmente grazie al commercio di schiavi, nel 2012 è stata costruita una lapide commemorativa in onore delle vittime.

Secondo gli storici, più del 40 percento del commercio di schiavi in Francia passava per il porto di questa città, da dove circa 450mila africani furono portati con la forza alle Americhe. Ma questo lato oscuro della storia di Nantes è rimasto nascosto per anni, finché l’iniziativa di “rompere il silenzio” non l’ha portata alla luce nel Memoriale per l’abolizione della Schiavitù.

In Inghilterra, la città di Liverpool ospita il Museo internazionale della schiavitù, mentre il Qatar e Cuba hanno aperto musei specificamente dedicati a questi eventi, in partnership con l’Unesco.

Anche il famoso musicista jazz Marcus Miller, portavoce del Progetto Rotte degli Schiavi, ha utilizzato la sua musica per far conoscere e sensibilizzare intorno a questo tema.

(Traduzione e editing di Francesca Buffo)(FINE/2014)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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