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Editoriale
L'Educazione alla Cittadinanza Globale
Kartikeya V. Sarabhai

AHMEDABAD, India, gen, 2015 (IPS) - L’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile (ESD dall’acronimo inglese) è un’iniziativa rivolta ai problemi legati all’ambiente, allo sviluppo economico e agli aspetti sociali. Dal 1972, anno della prima conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Umano di Stoccolma, è andata progressivamente aumentando la consapevolezza del legame complesso tra conservazione dell’ambiente e sviluppo umano.

   
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Concessione di Purvivyas/cc by 3.0
Foto: Concessione di Purvivyas/cc by 3.0

È ormai risaputo che lo stile di vita che conduciamo ha un enorme impatto sull’ambiente. Il libro della statunitense Rachel Carson pubblicato nel 1962, Silent Spring (Primavera Silenziosa), ci aveva già aperto gli occhi in tal senso.

Ma è alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano del 1976 che si è cominciato a riconoscere il forte legame esistente tra ambiente e sviluppo. E alla prima conferenza di Rio del 1992, il tema del degrado ambientale è stato riconosciuto come una questione di livello globale.

In quella occasione sono state elaborate le convenzioni sulla biodiversità e il cambiamento climatico. Era ormai sempre più evidente che i singoli paesi non potessero risolvere i loro problemi solo sul piano nazionale; si era capito che quanto accade in un luogo qualsiasi del pianeta ha ripercussioni sul resto del mondo.

Nonostante le dichiarazioni del presidente George W. Bush a Rio – che “il modello di vita americano non può essere oggetto di negoziato” – il mondo ha capito quanto queste tematiche abbiano a che fare con lo stile di vita della popolazione. È emerso un paradigma dello sviluppo ad alta intensità di carbonio ed estremamente dispendioso.

Il calcolo dell’impronta ecologica, stato realizzato per la prima volta negli anni ‘90 dall’ecologista canadese William Rees e dall’ambientalista svizzero Mathis Wackernagal, alla British Columbia University, è un buon sistema per conoscere l’impatto di un gruppo umano sull’ambiente. Dagli anni ’70, l’impronta ecologica dell'umanità ha superato la capacità di produzione rinnovabile del pianeta.

Allora, e in larga misura ancora oggi, il dibattito globale è stato incentrato sull’idea che cambiando le politiche e introducendo nuove tecnologie sia in qualche modo possibile riportare l’impronta ecologica a livelli sostenibili. Un’affermazione tuttavia alquanto controversa.

Il punto fondamentale è cambiare il modo in cui ci relazioniamo con il pianeta e la forma in cui produciamo, consumiamo e sprechiamo le risorse. Le leggi da sole non possono cambiare il comportamento delle persone e il loro senso di responsabilità, che è alla base del concetto di cittadinanza.

La Cittadinanza Globale è quindi la conseguenza naturale di una conoscenza approfondita dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, e l’ESD diventa il fondamento di un’educazione alla cittadinanza globale (GCE).

Un “cittadino globale” non può restare passivo, deve dare il proprio contributo. L’ESD, al contrario di gran parte dei programmi educativi, implica necessariamente l’elemento dell’azione.

Nell’espressione “educazione per lo sviluppo sostenibile”, la preposizione “per” è fondamentale, poiché implica esplicitamente l’obiettivo dell’azione, come fine del processo educativo. Non basta aumentare la consapevolezza pubblica e la conoscenza sullo sviluppo sostenibile, ma si tratta di attivarsi per raggiungerlo.

La Prima iniziativa per l’educazione globale (GEFI) del segretario generale delle Nazioni Unite parla di cittadinanza globale come uno dei tre concetti chiave di cui il mondo ha bisogno nell’impegno per l’istruzione oggi. L’educazione alla cittadinanza globale riguarda un’apertura di orizzonti per poter vedere i problemi da diversi punti di vista. I dibattiti tra i molteplici attori sono una parte fondamentale del Programma di GCE. Al di là dell’impegno, non è sempre facile capire e sperimentare le diverse prospettive.

Il Centro per l’educazione ambientale (CEE) di Ahmedabad, India, insieme al CEE Australia, ha lanciato il Programma Cittadinanza Globale per la sostenibilità (GCS), che prevede iniziative con ragazzi appartenenti a scuole di diversi paesi, intorno ai temi incentrati sulla natura.

Il Project 1600, ad esempio, mette in contatto otto scuole della costa di Gujarat, nell’India occidentale, con altrettante scuole della costa di Queensland, in Australia. Grazie ad alcuni progetti sull’ambiente marino, ragazzi che vivono in società molto diverse tra loro e con diversi livelli di sviluppo possono mettere a confronto i loro studi. Lo scambio costringe gli studenti a pensare fuori dagli schemi e a comprendere prospettive molto diverse dalle loro, provenienti da una diversa regione del pianeta.

Anche le borse di studio che permettono agli studenti di viaggiare in paesi e ambienti diversi dai loro sono uno strumento efficace per l’educazione alla cittadinanza globale. La crescente connettività a livello mondiale ha aperto nuove possibilità per la GCE, che sarebbero state impensabili appena pochi anni fa.

Il lavoro sulla ESD svolto nel Decennio dell’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile, promosso dall’Unesco e associato con diverse organizzazioni di tutto il pianeta, ha posto le basi per l’educazione alla cittadinanza globale. Gli indicatori per misurare la GCE sono ancora in fase di elaborazione, come lo è il concetto stesso. Il Brookings Institute, attraverso il suo gruppo di lavoro sulla cittadinanza globale del Programma Learning Metrics Task Force 2.0 è un primo passo in questa direzione.

I continui feedback e potenziamenti del programma dovrebbero portare a sempre maggiori approfondimenti nell’educazione alla cittadinanza globale, così come l’ultimo decennio di attività nell’educazione allo sviluppo sostenibile ha migliorato la capacità di sensibilizzare la comunità globale sul senso di responsabilità verso il pianeta, impegnandosi al tempo stesso in un processo di sviluppo.

(Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo)(FINE/2015)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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