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AMBIENTE
Abbondanti problemi in un mondo di abbondanza
Abid Aslam

WASHINGTON, 18 maggio 2005 (IPS) - Gli uomini consumano più cibo, beni materiali e risorse naturali che mai, e la ricerca universale di prosperità e lusso materiale alimenta problemi ambientali e di sicurezza, così afferma un recente rapporto sulle tendenze future del pianeta.


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Lo studio, intitolato “Vital signs 2005”, e diffuso la settimana scorsa dal gruppo di ricerca del Worldwatch Institute con sede a Washington, segnala che l’aumento della produzione e dei consumi di ogni tipo – da grano e carne a petrolio e automobili – riflette la forte crescita economica del 2004.

Tuttavia, passano del tutto inosservati i costi sociali e ambientali della crescita economica, dichiara il rapporto. L’inquinamento è in crescita, gli ecosistemi sono in degrado, e i poveri del mondo - esclusi dai proventi della crescita economica – vengono dimenticati.

”Non ci siamo affatto liberati della sfera materiale e delle sue continue insidie”, ha dichiarato Christopher Flavin, presidente del Worldwatch.

Lo studio riporta l’esempio della Cina, descritta nel rapporto come “una forza globale che guida consumi e produzione di tutti i beni materiali”.

Secondo il rapporto, ciò risulta molto chiaramente dalla domanda cinese di petrolio ed acciaio. Nella nazione più popolata del mondo, lo scorso anno il consumo di petrolio è salito dell’11 per cento, arrivando a 6,6 milioni di barili al giorno, la crescita più veloce in termini di consumi petroliferi degli ultimi 16 anni.

Allo stesso tempo, la domanda cinese si è avvicinata, negli ultimi cinque anni, a un terzo della produzione mondiale di acciaio, raggiungendo il livello record di più di un miliardo di tonnellate.

”In pratica, è come se il valore di un secolo di crescita economica di Europa, Russia, Nord e Sud America venisse realizzato in pochi decenni”, riferisce il rapporto.

Senza dubbio, l’economia cinese – cresciuta di un buon 9 per cento nel 2004 – è fiorente, e una piccola ma crescente élite può già godere degli stessi standard di vita dei consumatori Usa.

Ma questi guadagni materiali, sostenuti dalla crescita economica, hanno generato prevedibili problemi ambientali, rappresentando una grave minaccia per la popolazione e per il pianeta.

Si ritiene, ad esempio, che l’inquinamento dell’aria sia la causa di circa 590.000 morti premature all’anno in Cina, dove la crescita economica ha portato a uno scatto improvviso nell’emissione di gas serra come il biossido di carbonio. Gli scienziati accusano del riscaldamento globale questi gas, emanati principalmente dalla combustione di petrolio e carbone.

La Cina emette il 47 per cento in più di biossido di carbonio rispetto al 1990, e nel 2003 rappresentava la metà dell’aumento globale. Oggi, prosegue il rapporto, il paese è al secondo posto, dopo gli Stati Uniti, nell’emissione globale di carbonio, di cui è previsto un rapido aumento dovuto alla crescente domanda di energia e di automobili.

Ma se i grandi paesi in via di sviluppo, come la Cina e l’India, avranno un impatto decisivo sul futuro del mondo, secondo lo studio anche le nazioni ricche, con popolazioni ridotte e “altissimi modelli di consumo, si confermano una minaccia globale per l’ambiente”.

Gli Stati Uniti, per esempio, ospitano il cinque per cento della popolazione mondiale, ma sprigionano più di un quarto dei gas serra di tutto il mondo, e rappresentano un quarto del consumo globale di petrolio, con circa 20 milioni di barili al giorno.

Modelli di consumo così alterati riflettono e rinforzano lo scarto crescente tra i popoli e le nazioni più ricche del mondo e le più povere; uno scarto che, secondo il rapporto di Worldwatch, è più che raddoppiato dal 1960.

Più della metà dei 6,3 miliardi della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno, e il numero di persone che non ha acqua sicura o nutrimento adeguato, né dispone di cure sanitarie di base o servizi sociali necessari per la sopravvivenza, supera il miliardo.

Nel 2004, la produzione mondiale di grano, carne e pesce è cresciuta, ma anche il numero di persone che soffrono la fame, per la prima volta dagli anni ’70, è aumentato. Nonostante la vigorosa crescita economica, il 2003 ha registrato un record di disoccupati o di persone in cerca di lavoro.

Il rapporto di Worldwatch vede, in queste cifre, la causa incessante dell’instabilità che attraversa il mondo in via di sviluppo.

In Medio Oriente, con il 58 per cento della popolazione sotto i 25 anni, un quarto dei giovani in età lavorativa sono disoccupati.

Anziché promuovere la creazione d’impiego o utilizzare la ricchezza per dedicarsi a problemi sociali, sanitari ed ambientali, il rapporto riferisce che molte nazioni hanno risposto alle preoccupazioni sulla sicurezza, sollevate dalla disoccupazione incombente, aumentando i fondi per la difesa.

Le spese militari nel mondo sono arrivate a 932 miliardi di dollari nel 2003, un aumento di circa il 20 per cento dal 2001, e gli Stati Uniti spendono “quasi quanto tutti gli altri paesi sulla terra messi insieme“, dichiara il rapporto.

D’altronde, sempre secondo lo studio, nel 2003 i paesi donatori hanno destinato appena 68 miliardi di dollari agli aiuti ufficiali allo sviluppo e i paesi ricchi stanno per venire meno alla loro promessa di finanziare gli Obiettivi Onu di sviluppo del millennio (MDG).

Approvati nel 2000, gli obiettivi prevedono, entro il 2015, di dimezzare la povertà globale e la malnutrizione, ridurre la mortalità infantile e materna, e potenziare l’accesso alle cure sanitarie e all’istruzione.

Secondo il rapporto, meno di un quinto di tutti i paesi sono al lavoro per raggiungere gli obiettivi, che richiedono anche di dimezzare, entro il 2015, il numero di persone senza un accesso sostenibile ad acqua potabile sicura, e di migliorare, entro il 2020, la vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli.(FINE/2005)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile ma non riproducibile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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