CHI SIAMO    CONTATTACI    ENGLISH    ESPAÑOL    FRANÇAIS    ARABIC    ALTRE LINGUE... 
    23:49 GMT  
IPSNotizie in RSS
  Politica  
  Economia  
  Sviluppo  
  Salute  
StampaInvia por e-mail
MEDIA-IRAN
Internet, accesso negato
Kimia Sanati

TEHERAN, 28 novembre 2006 (IPS) - Alcuni funzionari iraniani non hanno gradito l’etichetta affibbiata al loro paese da un’organizzazione per la libertà di stampa che l’ha definito uno dei 13 buchi neri del mondo, e hanno fatto sapere che continueranno a proteggere quelli che considerano i principi morali della loro società.


IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Africa
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   America Latina
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Asia e Oceania
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Europa
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Iraq e Asia Centrale
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Nord America
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   Medioriente
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   ENGLISH
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   ESPAÑOL
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   FRANÇAIS
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   ARABIC
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   DEUTSCH
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   ČESKY
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   ITALIANO
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   JAPANESE
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   MAGYAR
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   NEDERLANDS
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   POLSKI
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   PORTUGUÊS
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   SUOMI
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   SVENSKA
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
   SWAHILI
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
IPSNotizie  in RSS / XMLSeguici su FacebookSeguici su Twitter
IPS Inter Press Service Agenzia Stampa
In un rapporto diffuso all’inizio del mese, Reporters sans frontières ha definito l’Iran nemico di Internet, accanto a paesi come Cina, Bielorussia, Arabia Saudita e Corea del Nord, con l’accusa di aver limitato l’accesso alla rete e arrestato cyber-giornalisti e blogger.

Come reazione, il segretario dell'Informatics High Council iraniano ha dichiarato che questo paese stabilisce i propri valori diversamente dall’occidente. “Se la libertà di espressione è contro gli ideali culturali, la tutela è necessaria. Tutti i paesi del mondo esercitano un filtro perché la libertà non si trasformi in prostituzione”, così riferisce l’Agenzia di stampa Iranian Labour News Agency riportando una dichiarazione del funzionario.

Più di un decimo dei 70 milioni di iraniani utilizzano Internet, e il numero sta crescendo molto rapidamente. I cyber-cafè hanno rappresentato per diversi anni un ritrovo popolare tra i giovani che utilizzano la rete per la chat, le novità musicali e cinematografiche, e anche per notizie e ricerche.

Ai governanti iraniani è ben chiara l’influenza di Internet e data la popolarità crescente della rete, hanno deciso oramai da diversi anni di controllare l’accesso con un procedimento di filtro allargato. Una commissione istituita dal Consiglio supremo per la rivoluzione culturale del paese, e una commissione giudiziaria controllano meticolosamente ed emettono provvedimenti sui filtri.

Un funzionario del ministero delle telecomunicazioni ha dichiarato che l’Iran è tra i paesi più liberi in termini di informazione. “Nessuno dei siti di notizie viene filtrato. A parte i siti immorali, non sono più di dieci gli indirizzi filtrati e questi portano a siti che contengono insulti alla fede osservata nel nostro paese”, è la dichiarazione del vice ministro delle telecomunicazioni, Samad Momenbellah, riportata dall’Agenzia di stampa Iranian Labour News Agency. Tuttavia, il direttore generale dell'Information Technology Network, Esmail Radakani, aveva dichiarato due mesi prima che le due commissioni erano state istituite per bloccare la visibilità di circa 1.000 nuovi siti al mese, in aggiunta al filtro automatico applicato a siti porno e proxy server che danno accesso a indirizzi non consentiti. Il funzionario aveva riferito che in Iran vengono inibiti più di 10 milioni di siti, il 90 per cento dei quali con contenuto considerato immorale. Il paese ha recentemente bloccato le connessioni Internet a banda larga anche per gli utenti privati. Il veto serve a prevenire il download di prodotti della cultura occidentale come musica e film; la decisione è stata confermata dal vice del ministro delle telecomunicazioni, il quale ha dichiarato che “la ragione del divieto era l’uso illegale della rete a banda larga”.

”È vero che la maggior parte dei siti filtrati contiene materiale pornografico o immorale, ma il filtro viene applicato anche con maggiore rigidità a siti con contenuti politici, sociali e religiosi non conformi”, denuncia Arezoo (di cui viene omesso il cognome), studentessa di scienze politiche all’Università di Tehran.

”Si provi a fare una ricerca su diritti umani, gruppi politici dissidenti e diritti dell’individuo o delle donne, la risposta sarà sicuramente ‘accesso negato’. Neanche un portale di informazione o un sito affiliato a gruppi o partiti politici riformisti, o gestiti da dissidenti fuori dall’Iran, è sopravvissuto al veto”, prosegue la donna.

”Alcuni funzionari sostengono che il filtro si limita al materiale porno, ma Emrouz, portale di informazione riformista, non contiene alcun contenuto immorale, ed è bloccato da quasi tre anni. Lo stesso vale per Rooz, giornale sul web con sede in Europa. A seconda delle circostanze, anche siti di informazione conservatori possono essere inibiti. Un buon esempio è Entekhab, portale conservatore che da qualche tempo ogni tanto viene filtrato”, ha aggiunto la studentessa. Dopo la Cina, l’Iran conta il più elevato numero di blog. Anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha un suo blog. Molti dei blog politicamente orientati vengono filtrati e i blogger minacciati, fermati e a volte anche arrestati.

Nel 2004, dieci cyber-giornalisti e blogger sono stati convocati da corpi dell’intelligence. Successivamente, si riferisce che più di venti siano stati torturati o arrestati. Alcuni sono stati costretti a scrivere lettere di scuse pubblicate poi da quotidiani, o a mostrarsi sulle televisione nazionali confessando di aver tentato di rovesciare il regime o crimini analoghi.

I giornalisti rilasciati sono stati interrogati dalla Commissione di controllo per l’attuazione della costituzione, istituita dall’allora presidente Mohammad Khatami. Quasi tutti i casi sono stati chiusi, ne restano aperti quattro, già in stato avanzato.

Il blogger Arash Sigarchi, condannato a 14 anni, è ancora in carcere. Sigarchi era stato in carcere due mesi all’inizio del 2005. E' stato nuovamente arrestato il 26 gennaio del 2006, quattro giorni dopo aver ricevuto la condanna di tre anni per “insulto alla Guida Suprema“, e “propaganda contro il regime”.

”Il filtro facilita il controllo sul cyber-giornalismo e i blogger, senza dover ricorrere a misure estreme come il carcere e la tortura: fa sembrare tutto più pulito al mondo esterno e diminuisce la pressione da parte delle organizzazioni per i diritti umani”, è la denuncia della studentessa.

Internet è anche lo strumento di comunicazione preferito tra gli attivisti per i diritti delle donne. Tutte le pubblicazioni online di gruppi per i diritti femminili sono rigidamente filtrate, ma i militanti non si arrendono facilmente. 'Meydane Zanan', sito creato da un gruppo di attivisti per l’abolizione della lapidazione, è stato recentemente inibito. “Per raggiungere i nostri lettori abbiamo modificato l’indirizzo, e lo cambieremo ancora se anche questo accesso sarà negato”, ha detto all’IPS Mahboubeh Abbasgholizadeh, una delle organizzatrici della campagna. (FINE/2006)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile ma non riproducibile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

Seguici su Facebook
Seguici su Twitter
 CILE: Il carbone della discordia
 SOMALIA: Pirati, più difficile processarli che catturarli
 Africa: L'accordo di Cotonou come motore per lo sviluppo della società civile...
 IRAN: Le rivelazioni di Mousavi, una minaccia per il governo?
 INDIA: Nuove tecniche per i coltivatori di cotone
CONTINUA >>
 CUBA-USA: Il turismo e la liberazione dei 'cinque' in cima all'agenda
 Kyrgyzstan: Bambini sfruttati dalle multinazionali del tabacco
 I cristiani iracheni aggrappati alla loro fede nell'esilio giordano
 Disobbedienza civile contro una rigida politica sull'immigrazione
 GRECIA-MIGRANTI: Un trampolino per l'Italia
CONTINUA >>
 INDIA: Nuove tecniche per i coltivatori di cotone
 Brasile, una corsa a ostacoli per i biocarburanti
 CAMBIAMENTO CLIMATICO: Verso un accordo sul clima?
 INTERVISTA: Il mondo ha bisogno di un nuovo contratto sociale
 Portare la scienza per le strade
CONTINUA >>
 Africa: L'accordo di Cotonou come motore per lo sviluppo della società civile...
 IRAN: Le rivelazioni di Mousavi, una minaccia per il governo?
 Brasile, una corsa a ostacoli per i biocarburanti
 INDIA: Nuove tecniche per i coltivatori di cotone
 GOLFO DEL MESSICO: Ecosistema in pericolo
 USA: Veterani, in centomila senzatetto
 CUBA-USA: Il turismo e la liberazione dei 'cinque' in cima all'agenda
 SOMALIA: Pirati, più difficile processarli che catturarli
 Più informazione sul vaccino per l'AIDS
 Corea del Sud: Torna in agenda la riunificazione