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CONGO-BRAZZAVILLE
Storie di successo tra i bambini di strada
Arsène Sévérin

BRAZZAVILLE, 5 marzo 2007 (IPS) - Bamanandoki Pitchou, 16 anni, non ha ancora finito l’apprendistato di parrucchiere, ma ha già la sua piccola attività. Ex bambino di strada che vive a Kinsoundi - sobborgo a sud della capitale congolese, Brazzaville - Pitchou fa pratica la mattina, e il pomeriggio lavora con i clienti.

   
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”È completamente cambiato nel giro di poco tempo; non è più il bambino di strada che avevamo accolto pochi mesi fa, vestito di stracci. Si sta assumendo la responsabilità per sé e per la sua famiglia”, ha detto Jean Didier Kibinda, capo del Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada, uno dei tanti gruppi che assistono i bambini che vivono in difficoltà nella Repubblica del Congo.

Secondo il direttore generale del gruppo di aiuti Social Action, Florent Niama, l’unico studio sui bambini di strada è stato realizzato tre anni fa, e ha stabilito che sono circa 1.900: “Oggi… pensiamo siano 3.000, se non di più, dato che la tendenza nelle città è in crescita”.

Ogni bambino ha una storia diversa, a seconda dei fattori che lo spingono sulla strada: molti vengono da genitori divorziati, racconta Kibinda; altri sono orfani a causa della guerra civile 1997-1999, o per l’Aids. Secondo il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull’Hiv/Aids, il tasso di incidenza di Hiv tra gli adulti a Brazzaville è del 5,3 per cento.

Il Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada è stato avviato dal governo nell’agosto 2005, con finanziamenti del Fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite (UNICEF).

”Il nostro obiettivo è andare a cercare i bambini nei loro 'ngunda' (rifugi), (e) riportarli ai genitori, o anche a parenti lontani, dopo esserci assicurati che accetteranno il bambino”, ha detto all’IPS Kibinda.

”Nella fase pilota abbiamo reintegrato 60 bambini, di cui 40 a Brazzaville e 20 a Pointe Noire, dove un centro della Caritas se ne prende cura”, ha aggiunto. (La Caritas è un’organizzazione umanitaria; Pointe-Noire è una città portuale nel sud del Congo.)

L’anno scorso circa altri 40 bambini si sono ricongiunti con le loro famiglie. Alcuni di loro adesso vanno a scuola e altri imparano un mestiere in alcune botteghe commerciali legate al progetto.

”Alle famiglie che ricevono i bambini di strada reintegrati, forniamo assistenza finanziaria per creare un’attività redditizia, in modo che siano in grado di sostenere i nuovi arrivati. Sappiamo che i bambini di strada sono un indice della povertà”, ha detto Kibinda.

”L’anno scorso, abbiamo lavorato con un budget di 40.000 dollari. Nel 2007, ci aspettiamo di aumentare le nostre attività cercando di reintegrare 400 bambini”.

Il Centro di integrazione e reintegrazione dei bambini vulnerabili (Centre d'insertion et de réinsertion des enfants vulnérables, CIREV) è un’altra iniziativa del governo.

”Attualmente, abbiamo 84 bambini presi dalla strada. Di questi, 32 vivono con i genitori, ma noi ci occupiamo ancora della loro istruzione e del loro futuro lavoro. Se non passano dal centro a metà giornata, portiamo il cibo a casa loro la sera”, ha detto all’IPS Martin Malanda, vice direttore di CIREV.

”Oltre ai bambini che portiamo o che facciamo rientrare a scuola, ne abbiamo circa 20 che fanno apprendistato in attività commerciali. Ce ne sono, per esempio, sei nella lavorazione della pelle, quattro nella manifattura di abiti (e) quattro in botteghe di fornai”, racconta Malanda.

”Questi bambini, avendo meno di 18 anni, non possono ancora andare a lavorare: la legge lo vieta. Quindi estendiamo la durata del loro training a tre anni”.

Il CIREV si occupa solo di ragazzi tra gli otto e i diciassette anni.

Anche il Centro Jarot di Brazzaville accoglie i bambini di strada; benché il gruppo sia privato, riceve assistenza dal governo, che in particolare sostiene 60 famiglie che hanno accolto dei bambini.

Gildas Okoungou, 19 anni, è tra quelli che sono stati aiutati dall’organizzazione.

Grazie ai finanziamenti dell’UNICEF e della Don Bosco, un’organizzazione umanitaria cattolica, Okoungou ha avviato un’impresa per la manifattura delle scarpe che utilizza tela jeans e vecchie borse, nel mercato di Total, uno dei più grandi di Brazzaville. ”Prima che le suore cattoliche mi salvassero, dormivo sotto il Centenary Bridge di Brazzaville. Vivevo di elemosina, qualche lavoretto e alcuni furti. Oggi guadagno circa 10 dollari al giorno, e non solo riesco ad aiutare mia nonna, ma anche dei bambini di strada che vengono da me a chiedere l’elemosina”, ha raccontato Okoungou all’IPS. (Il Centenary Bridge è stato inaugurato nel 1980 dal Presidente francese Jacques Chirac, allora sindaco di Parigi, per il centesimo anniversario di Brazzaville.)

Entrambi i genitori sono stati uccisi durante la guerra, lasciandolo con la nonna che non poteva permettersi di farlo studiare, ha spiegato il ragazzo.

Tuttavia, trovare fondi sufficienti per sostenere i programmi per i bambini di strada rimane una sfida.

Tra i ragazzi aiutati dal Progetto per la reintegrazione familiare dei bambini di strada, 11 sono tornati sulla strada, per mancanza delle risorse necessarie a seguire il loro caso.

Come osserva Niama, di Social Action, “se quest’anno il numero di bambini da reintegrare sarà raddoppiato, dovremo anche raddoppiare i fondi. Purtroppo abbiamo un grande problema: oltre ai 135.000 dollari che abbiamo ricevuto (nel 2006) dal nostro finanziatore (UNICEF), lo stato ci ha dato solo 40.000 dollari”.

”È molto meno della cifra che ci aspettavamo. Ora dovremo bussare ad altre porte per poter portare avanti adeguatamente il progetto”, aggiunge Niama, che è anche coordinatore di tutti i programmi di reintegrazione.

”Con l’aiuto dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura), per esempio, abbiamo aiutato 12 bambini che oggi hanno una preparazione specifica”, ha detto, osservando che il prossimo anno circa 20 bambini dovrebbero completare il training.

Un buon numero di bambini di strada aiutati da questo tipo di iniziative ha trovato uno sbocco nella vita, e aggiunge: “Ce ne sono tanti, e abbiamo le prove: alcuni sono diventati tassisti, fornai, sarti”.

Anche Malanda si lamenta dei finanziamenti. “Oggi (2006) abbiamo un budget di 84.000 dollari, ma bisogna riconoscere che i meccanismi per erogare questi soldi sono così complessi che non riusciamo ad accedere a tutti i fondi. A quanto pare, vi è uno scarso interesse da parte delle autorità”.

Il CIREV è stato avviato con i finanziamenti dell’UNESCO, che ha dato circa 6.000 dollari nel 2004.

Secondo Kibinda, “il fenomeno dei bambini di strada è esteso, ed è una vergogna per il nostro paese, che all’estero viene considerato molto ricco a causa del suo petrolio. Forse non riusciremo a sradicare il fenomeno, ma almeno stiamo cercando di ridurlo”.(FINE/2007)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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