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ITALIA
Un pò di giustizia, trent'anni dopo
Sabina Zaccaro

Roma, 16 marzo 2007 (IPS) - Angela Maria Aieta, Giovanni Pegoraro e sua figlia Susanna furono rapiti, torturati e uccisi in Argentina 30 anni fa, ai tempi della dittatura militare del generale Jorge Rafael Videla. Una qualche giustizia per la loro sorte è stata fatta questa settimana.

   
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Un fragoroso applauso ha riempito l'aula del tribunale lunedì dopo la sentenza che ha condannato all'ergastolo cinque ex membri della marina argentina all'ergastolo per aver ucciso i tre italiani negli anni '70, quelli della "guerra sporca".

Jorge Eduardo Acosta, Alfredo Ignacio Astiz, Jorge Raul Vildoza, Hector Antonio Febres and Antonio Vanek sono stati accusati di aver rapito, torturato e assassinato i tre, di nazionalità italo-argentina.

Nell'agosto del '76, Angela Maria Aieta, che da un anno cercava disperatamente suo figlio, Dante Gullo, giovane attivista antigovernativo arrestato nel '75, fu presa e portata all'Esma (Navy Mechanical School), un centro di tortura clandestino nella zona centrale di Buenos Aires. Secondo i dati raccolti, sono 5.500 le persone che non hanno mai fatto ritorno dall'Esma.

Giovanni Pegoraro, di Mar del Plata, città marittima argentina, scomparve insieme a sua figlia nel giugno del 1977; Susanna aveva 21 anni, ed era incinta. Dopo quattro anni di indagini, la procura di roma ha dimostrato che Susanna Pegoraro fu torturata e privata della sua bambina appena nata, prima di essere ammazzata dai membri della famigerata task force dell'Esma.

Centinaia di bambini nati nella "prigione" furono sottratti alle loro madri e dati ai militari. In molti casi, i loro parenti sono stati gettati ancora vivi nell'oceano, nei cosiddetti "voli della morte".

Per molti anni, le organizzazioni per i diritti umani e quelle dei familiari, hanno cercato in lungo e in largo la figlia di Susanna, Evelyn. Nel 1999, scoprirono che Evelyn era stata adottata dopo la nascita da un ufficiale militare e da sua moglie. I due sono stati in seguito accusati dal governo argentino per aver sottratto la bambina illegalmente.

Fra il 1976 e il 1983, durante la dittatura militare in Argentina, almeno 9 mila argentini scomparvero a seguito delle persecuzioni di oppositori e sostenitori della sinistra. Molto probabilmente sono stati tutti uccisi. Secondo alcuni gruppi in difesa dei diritti umani, i 'desaparecidos' sono 30 mila.

"Di questi, quasi 15 mila erano italiani," ha detto all'IPS Giovanni Miglioli, presidente dell'associazione Ponte della Memoria, che ha lottato per anni per scoprire il destino degli scomparsi, e punire i colpevoli.

"La sentenza emessa in Italia ha un grande valore simbolico, sia per l'Italia che per l'Argentina," ha detto Miglioli all'IPS.

Trent'anni fa, ha spiegato, il governo italiano è stato sordo verso tutte le famiglie che chiedevano risposte sui loro familiari scomparsi da Buenos Aires. Dopo tutti questi anni, l'Italia sta ammettendo le responsabilità che aveva rifiutato all'epoca.

Secondo Miglioli, questa sentenza avrà anche l'effetto di spingere il nuovo argomento argentine ad accelerare i processi in corso, e riaprire i casi ancora irrisolti.

I colpevoli dovrebbero essere estradati in Italia per scontare la loro pena.

Gli ex ufficiali non hanno mai partecipato alle udienze in Italia. Quattro di loro sono agli arresti in Argentina, e devono rispondere alle corti federali per le morti e le sparizioni durante gli anni della dittatura. Vildoza, un ex capitano della marina, è latitante.

Dopo la sentenza, il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha dichiarato che avrebbe chiesto l'estradizione per I cinque.

Miglioli pens ache l'Argentina la concederà. "Penso che l'attuale governo democratico argentine lo farebbe senza problemi, anche se il loro codice non prevede la condanna in contumacia."

Il giudizio italiano è importante comunque, ha detto, perché dimostra che non può esserci impunità per questo genere di crimini, e che giustizia può essere fatta, che sia a Roma o in Argentina. "Le persone, I giovani, devono sapere che ciò che è accaduto in argentina non può succedere in nessun'altra parte del mondo."

"La sentenza di secondo grado che ha condannato all'ergastolo cinque ufficiali della marina argentina accusati di essere responsabili della morte di tre desaparecidos avvenuta in Argentina tra l'agosto del 1976 ed il dicembre del 1977 è una sentenza importante," ha commentato il sottosegretario agli Affari Esteri Donato di Santo, "va nella direzione di affermare la giustizia, riconosce la responsabilità degli imputati e ribadisce la volontà dell'Italia di fare tutto il possibile per difendere i diritti e la dignità dei familiari delle vittime di efferati reati commessi, durante la dittatura militare, contro tanti cittadini argentini, fra i quali molti italo-argentini,"

"Grazie al Presidente (Nestor Carlos) Kirchner anche l'Argentina ha compiuto passi significativi nella ricerca della verità ed ha ricreato un clima di fiducia nelle Istituzioni e sulla possibilità di fare giustizia", ha concluso il sottosegretario Di Santo. (FINE/2007)

Diritti riservati. Articolo liberamente consultabile.
Se siete interessati alla pubblicazione, scrivete a: fbuffo@ips.org 

 

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