10:38 GMT  

:
Un anno dopo, ancora sofferenze per la lealtà a Gheddafi


Rebecca Murray


Rebecca Murray/IPS
Foto: Rebecca Murray/IPS

È passato più di un anno da quando gli abitanti di Tawergha sono fuggiti dalla città costiera durante il violento rovesciamento di Muammar Gheddafi, e gli sfollati stanno ancora aspettando di poter tornare.

MISURATA, Libia, settembre 2012 (IPS) -
“Abbiamo subito pesanti bombardamenti, molte persone sono state uccise, e siamo dovuti fuggire lasciando tutto ciò che avevamo”, ricorda Huwaida, una studentessa universitaria di 23 anni che con altri 200 concittadini occupa il cantiere abbandonato di Fallah a Tripoli.

Molti abitanti di Tawergha, una città vicina alla roccaforte ribelle di Misurata, erano considerati sostenitori del regime di Gheddafi e si pensava che avessero combattuto contro i ribelli. La maggior parte era di origine sub-sahariana.

La famiglia e gli amici di Huwaida vivono fra Tripoli, Benghazi e la città di Sabha nella zona desertica del sud. Huwaida pensa che tutti i 30mila membri della sua comunità siano vittime di una punizione collettiva a causa delle azioni sanguinarie di chi tra loro sosteneva Gheddafi.

La vicina Misurata è stata una delle più colpite nel violento conflitto dello scorso anno. Dopo la liberazione lo scorso agosto, le milizie di Misurata sono andate a circa 40 chilometri ad est a Tawergha per cercare vendetta. Hanno trovato e distrutto sistematicamente ogni edificio deserto, uno ad uno.

La comunità di Tawergha si è scusata con Misurata per il ruolo avuto nei combattimenti, dimostrando una volontà di riconciliazione. Hanno anche votato alle elezioni del 7 luglio, e il candidato di Tawerghan, Maree Mohamed Mansour Raheel, ha conquistato un seggio indipendente nel nuovo Congresso nazionale.

Adesso gli abitanti di Tawergha dicono di aver bisogno di un forte organo al governo centrale per negoziare un processo di riconciliazione equo ed efficace.

“I cittadini di Tawergha riconoscono e si scusano per gli atti commessi da alcuni di loro”, afferma il dott. Abdel Rahman Mahmoud, un leader locale che vive nel cantiere di Fallah.

“Il secondo passo è che chiunque infranga la legge da entrambe le parti sia portato in tribunale. Gli abitanti di Misurata dovrebbero fornire una lista dei nomi dei ‘ricercati’ nella nostra comunità. Stiamo aspettando”, dice. “Le persone sono stufe che stia passando tutto questo tempo”.

“Ci sono due tipi di persone a Misurata”, aggiunge Mahmoud. “I giovani sconsiderati non vogliono il nostro ritorno. Ma altre persone più illuminate e i religiosi non la pensano allo stesso modo, e vogliono che la questione si concluda”.

Per gli abitanti di Tawergha la vita di tutti i giorni è ancora precaria, e il loro futuro tuttora incerto.

Impossibilitati a lavorare, la loro sopravvivenza dipende dai volontari e dagli stipendi del vecchio governo. C’è stata una serie di attacchi violenti da parte delle milizie contro i campi degli sfollati a Tripoli e a Benghazi. Temono i rapimenti, la reclusione e le torture, per questo evitano di uscire dai confini nei quali vivono.

Per un anno la famiglia di Huwaida ha occupato un misero caravan nella zona di Fallah. Una impresa turca aveva abbandonato l’area all’inizio della rivoluzione, ma gli sfollati interni verranno sfrattati quando i costruttori faranno ritorno.

Il 2 marzo scorso, la commissione d’inchiesta del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto incriminante sugli atti compiuti a Misurata dall’inizio della rivoluzione:

“I thuwar (gruppi armati) di Misurata hanno ucciso, arrestato e torturato arbitrariamente gli abitanti di Tawergha in tutta la Libia. È stata operata una distruzione sistematica della città per renderla inabitabile. Omicidi, torture, atti crudeli e saccheggi che si sono verificati durante le ostilità, costituiscono un crimine di guerra.

“Questo tipo di azioni violano le leggi internazionali sui diritti umani. Le torture e gli omicidi da parte dei thuwar di Misurata, visto il modo sistematico e diffuso con cui sono stati perpetrati in questa zona, possono costituire un crimine contro l’umanità, e i fatti indicano che si tratta proprio di questo”.

Un blu Mediterraneo lambisce una spiaggia deserta alla periferia di Misurata. Questa distesa di sabbia bianca è il tranquillo rifugio di Ahmad El-Wash, 50 anni, un pescatore locale, un avido lettore di libri e un combattente, rimasto ferito durante la rivoluzione.

“Gli abitanti di Tawergha non possono tornare qui”, dice calmo. “Sono rimasto impressionato da quello che hanno fatto durante la rivoluzione. Non possiamo essere truffati due volte”.

“La Libia è un paese grande – aggiunge -. Si può creare una piccola città per loro, da qualche parte nel sud”.

La lunga, sanguinosa battaglia di Misurata ha ucciso centinaia di locali e distrutto il cuore della città stessa. Ma durante i combattimenti le accuse più controverse sono state quelle delle torture e degli stupri di massa compiuti contro gli abitanti di Misurata per mano dei combattenti di Tawergha.

“Il problema non riguarda principalmente le uccisioni”, afferma Salim Beit Almal, il nuovo capo del consiglio comunale di Misurata. “Quanto gli stupri e le torture. La violenza sessuale è la linea rossa dell’intera faccenda”.

Ad aprile, il procuratore della Corte Penale Internazionale (CPI) Louis Moreno-Ocampo è andato a Misurata per indagare sulla delicata questione delle accuse di violenza sessuale, nel quadro di un più ampio processo contro alcuni membri del precedente regime.

Ibrahim Beit Almal, direttore dei servizi segreti militari di Misurata, parla di una lista di 3mila abitanti di Tawergha “ricercati” che, afferma, aveva consegnato all'attuale commissione di riconciliazione a Benghazi più di due mesi fa. Dice di non aver più saputo niente da allora.

Salim Beit Almal accusa il governo di transizione di non essersi occupato delle accuse. "Se sei una vittima e il governo non fa nulla, sei costretto a difendere i tuoi diritti da solo”.

"Per essere franco", ha aggiunto, "noi sappiamo che non tutti gli abitanti di Tawergha sono dei criminali, non ci sono dubbi su questo. Ma credo che il governo debba trasferirli in una città lontano da Misurata. Gli abitanti di Tawergha non possono vivere vicino a quelli di Misurata, almeno per un paio di anni.

"Il problema è che avrebbero bisogno di protezione e noi non possiamo mettere una guardia per ogni persona; non possiamo controllare tutti. Cosa succederebbe se loro tornassero, e qualcuno con una pistola ne uccidesse alcuni? Cosa accadrebbe dopo?".

Secondo Bill Lawrence, ricercatore dell'International Crisis Group, la lista dei "ricercati" può mostrare alcuni passi avanti fatti verso la giustizia, senza contemplare punizioni collettive. Tuttavia, avverte, "se in Libia prevale la volontà di punirli - anche se utilizzando una lista e agendo secondo le regole – questa volontà potrebbe restare viva per anni e avere terribili conseguenze. Potrebbe anche sfociare in conflitti locali sul lungo periodo".

Di ritorno alla zona di Fallah, Mahmoud ricorda la sua infanzia a Misurata, e gli amici che aveva prima della rivoluzione.

Tra questi, il tenente colonnello Ramadan Ali Mansur Al-Zurmuh, ora a capo del consiglio militare di Misurata. "Lui ha perso un figlio", dice Mahmoud. "Io ho perso mio fratello, la moglie e i figli. Una famiglia che non esiste più ", sospira. "Dobbiamo trovare una soluzione".© IPS (FINE/2012)

 

Contattaci - Missione - Chi Siamo - Copyright © 2018 IPS-Inter Press Service.