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Nitin Jugran Bahuguna


Dehradun, 4 ottobre 2011 (IPS) - L'India è il quarto paese più pericoloso al mondo per le donne. Ma la pratica diffusa di aborto selettivo dei feti di sesso femminile può renderlo anche il più ostile per loro.
 
Nello Stato dell’Himalaya di Uttarkand, dove i dati provvisori del censimento del 2011 hanno mostrato che nella fascia d’età 0-6 anni ci sono 886 bambine ogni mille maschi, la società civile si sta mobilitando contro il feticidio femminile.

Il record di Uttarakhand è di gran lunga peggiore del già spaventoso rapporto tra i sessi della popolazione indiana che è sceso a 914 femmine ogni 100 maschi, dai 927 ogni mille dell’ultimo censimento condotto nel 2001.

I dati estrapolati dal censimento mostrano che erano 'sei milioni le bambine scomparse' in India nel 2001, cifra aumentata a 7,1 milioni nel 2011 – e che la popolazione complessiva è di 1,21 miliardi di persone.

"Tecnologia e alfabetizzazione hanno aiutato la diffusione del feticidio femminile così come la mancanza di principi e di etica nella professione medica", spiega Shashi Bhushan della Shri Bhuvaneshwari Mahila Ashram (SBMA), una Ong di Dehradun impegnata nella protezione dei diritti delle donne.

Bhushan si riferiva alla proliferazione a Uttarakhand di cliniche che determinano il sesso del nascituro attraverso l'utilizzo illegale di macchine a ultrasuoni, e frequentate soprattutto dalle famiglie benestanti.

Rahmati Devi, 45 anni, assistente al parto tradizionale in un caratteristico distretto del lago di Nainital, sostiene che i test per la determinazione del sesso mediante ecografie a ultrasuoni sono ormai di routine nei villaggi settentrionali di Uttarakhand.

"Questi test si svolgono sempre su insistenza del marito o di altri membri della famiglia", ha detto Devi a IPS.

"Gli indirizzi dei centri che utilizzano gli ultrasuoni, servizi forniti clandestinamente, si diffondono con il passa parola. Il costo di una ecografia per conoscere il sesso del nascituro in queste cliniche va tra le 2.500 e le 5.000 rupie indiane (52 - 105 dollari)”.

I comitati di sorveglianza, istituiti dopo l’entrata in vigore della legge sulle tecniche diagnostiche pre-natali che vieta i test per conoscere il sesso del feto, sono inattivi nella maggior parte dei distretti di Uttarakhand, ad eccezione di sporadici controlli nelle cliniche sospettate di portare avanti procedure illegali.

La SBMA sta conducendo da tre anni una campagna per creare coscienza contro questa pratica diffusa attraverso un programma chiamato 'Kopal' (alberello). Con il supporto del programma internazionale e di altre 13 Ong, la SBMA si è concentrata su alcune questioni chiave, tra cui le conseguenze fisiche e psicologiche negative che colpiscono le donne che hanno subito aborti selettivi.

Quando Madan Singh e sua moglie Radha Devi a Rampur, nel distretto di Chamoli, stavano valutando la possibilità di fare un test per conoscere il sesso del bambino così da scongiurare la nascita di una terza figlia, è stato un 'Nukkad natak' (teatro di strada), organizzato nel loro villaggio dal progetto Kopal, a convincerli a non farlo.

Questi successi incoraggiano gli attivisti come Bhushan. "Il nostro lavoro con le organizzazioni civili e con gruppi di giovani ha visto un aumento dei tassi di registrazione delle nascite e dei parti convenzionali”.

Bhushan sostiene che stati come l'Uttarakhand solo ora stanno iniziando a riconoscere l'enormità del problema. "Il fenomeno delle ‘Missing girls’ (le bambine scomparse) è direttamente collegato agli omicidi di massa di ragazze o al femminicidio", ha detto.

E’ necessario innescare al più presto un atteggiamento positivo nei confronti delle bambine, per questo l'iniziativa del Kopal include la mobilitazione di gruppi di giovani che sensibilizzano i loro coetanei e i più anziani sul ruolo vitale che le donne svolgono in qualsiasi comunità equilibrata.

"La questione della dote rimane un elemento che influisce sulla nascita delle bambine". Una famiglia con più uomini è considerata forte e i figli maschi sono percepiti come una risorsa", osserva l'assistente sociale Bina Kala, 35 anni, del villaggio di Anjanisain nel distretto del Tehri.

Nell’ambito di Kopal, Bina aiuta a organizzare il 'Forum dei bambini della montagna", che offre occasioni di discussione tra ragazzi e ragazze sulle relazioni di genere.

"In questi incontri ci concentriamo sul fatto che nelle famiglie rurali le bambine contribuiscono molto di più all'economia familiare rispetto ai maschi. Sostengono le madri nelle faccende domestiche e sacrificano i propri sogni in modo che le famiglie possano investire nei ragazzi", dice Bina.

I rischi sanitari e gli atteggiamenti culturali nei confronti delle donne sono elementi emersi anche in un sondaggio di TrustLaw, un servizio di news gestito dalla Thomson Reuters Foundation, che ha classificato a giugno l'India come il quarto paese più pericoloso al mondo per le donne, dopo Afghanistan, Congo e Pakistan.

In una riunione del Kopal nel quartiere di Pithoragarh, all'inizio di quest'anno, diverse ragazze si sono lamentate del fatto che nonostante l'aumento dei livelli di alfabetizzazione e di istruzione, le condizioni di vita delle bambine nei villaggi di Uttarkhand è cambiata di poco.

"In questo incontro i ragazzi hanno promesso di essere più attenti alle loro sorelle e alle altre ragazze una volta tornati nei loro villaggi", ricorda Bina.

In un altro incontro del Kopal nel quartiere di Haridwar, Sonia, una ragazza diciassettenne, ha fatto sentire la sua giovane voce nella lotta contro il feticidio femminile in Uttarakhand.

"Ci incontriamo regolarmente e discutiamo su come colmare il divario di genere. Il nostro messaggio è che le ragazze devono essere ascoltate e hanno il diritto di essere trattate alla pari", dice Sonia, che aveva quasi abbandonato la scuola, ma con il supporto di SMBA ha continuato gli studi.

Queste iniziative della società civile sono sostenute da progetti del governo centrale e statale per aumentare il valore delle bambine agli occhi della comunità.

Tre anni fa, il governo di Uttarakhand lanciò il 'progetto bambine Nanda Devi' in base al quale per ogni bambina nata dopo gennaio 2009, le famiglie che vivevano al di sotto della soglia di povertà avevano diritto a un deposito vincolato di 105 dollari che poteva essere ritirato, con gli interessi maturati, al termine degli studi superiori e al raggiungimento dei 18 anni di età della ragazza.

"Tali piani, anche se lentamente, produrranno sicuramente cambiamenti nella società dove il desiderio di avere un erede maschio è una questione sociale difficile e complessa", spiega Bhushan. (FINE/2011)


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