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Fabiana Frayssinet

RIO DE JANEIRO, 5 ottobre 2011 (IPS) - Lo sviluppo in Brasile di un fagiolo geneticamente modificato, resistente a uno dei parassiti più temuti, suscita nuove speranze nel settore dell’agricoltura e, allo stesso tempo, le critiche di chi sostiene che il progetto sia stato approvato senza una discussione approfondita intorno ai possibili rischi sulla salute dell’uomo e dell’ambiente.
 
Il “Fagiolo 5.1”, come è stato battezzato il fagiolo geneticamente modificato, è stato sviluppato dall’Impresa brasiliana di ricerca agrozootecnica Embrapa, di proprietà dello stato, per debellare la virosi del mosaico giallo del fagiolo, responsabile dell’ingiallimento delle foglie, della deformazione di semi e baccelli e dell’interruzione della nascita dei fiori, provocando una perdita tra il 40 e il 100 per cento dei semi.

Secondo Embrapa il virus, trasmesso dalla mosca bianca (Bemisia tabaci) causa perdite annuali tra 90mila e 280mila tonnellate di semi, una quantità sufficiente a nutrire dai 6 ai 20 milioni di brasiliani.

L’alimento transgenico, che potrebbe fare la sua comparsa sulle tavole dei brasiliani nell’arco di 3 anni, porterebbe vantaggi a tutti i tipi di coltivazione, offrendo maggiori garanzie in termini di raccolto, ha spiegato a IPS Francisco Aragao, uno dei responsabili del progetto.

Mentre gli agricoltori che vantano maggiori risorse economiche utilizzano gli insetticidi, persino una volta a settimana, per tenere sotto controllo la mosca bianca, ai piccoli produttori “non resta altro che pregare”, afferma Aragao.

Lo scienziato sottolinea che, grazie allo sviluppo di questa semente transgenica, non sarà necessario utilizzare gli insetticidi in questo genere di coltivazioni. Ciò, a sua volta, ridurrà i costi di produzione e, di conseguenza, i prezzi di un alimento essenziale nella dieta quotidiana di 192 milioni di brasiliani, precisa.

Il mosaico giallo richiede l’impiego di una quantità crescente di prodotti tossici, poiché sta sviluppando una maggiore resistenza, sostiene Aragao.

La commercializzazione del Fagiolo 5.1, il primo organismo geneticamente modificato prodotto da un ente statale, è stata approvata a settembre dalla Commissione Tecnica Nazionale per la Sicurezza (CTNBio), con 15 voti a favore, 2 astensioni e 5 voti contrari di chi chiedeva un’analisi più approfondita sulla questione.

Per motivare l’immissione del prodotto sul mercato, Embrapa sostiene che le valutazioni della sicurezza biologica sono state effettuate tra il 2004 e 2010 seguendo le raccomandazioni della CTNBio.

“La caratterizzazione agronomica della pianta del Fagiolo 5.1 non ha manifestato alcuna alterazione fenotipica rispetto alla pianta parentale, non geneticamente modificata (...)”, è l’esito delle analisi dei tecnici dell’impresa.

“Riteniamo che sia assolutamente sicuro per il consumo e per la semina”, ribadisce Aragao, che definisce tra l’altro “del tutto assurde” le critiche di chi reputa il fagiolo transgenico meno nutriente.

“È nutriente come qualunque altro tipo di fagiolo in Brasile”, spiega. La differenza, come avviene per le varietà tradizionali, dipende dalla regione di produzione, chiarisce. Aragao ha anticipato a IPS che Embrapa è in trattative con l’Università dell’Honduras per effettuare dei test in loco, nel paese centroamericano, in piantagioni controllate, iniettando il virus locale.

Il ricercatore è convinto che la tecnologia realizzata in Brasile per il fagiolo transgenico “funzionerebbe” anche in Argentina e Bolivia, ma non vi sono certezze su ciò che accadrebbe in Messico e America Centrale.

Il problema è che in Brasile manca un consenso generale sull’approvazione del Fagiolo 5.1. Nell’intervista rilasciata a IPS, Renato Maluf, presidente del Consiglio nazionale per la sicurezza alimentare e la nutrizione (Consea), giudica l’approvazione affrettata, in base al “principio di precauzione”.

Precisa che solo 2 dei 22 esperimenti effettuati hanno dato esiti positivi e che non sono stati presi in considerazione tutti i biomi brasiliani.

“Riteniamo che sia imprudente diffondere un prodotto che verrà consumato da tutta la popolazione e sul quale non abbiamo una garanzia in termini di sicurezza alimentare e nutrizionale”, afferma.

“Crediamo che Embrapa, come impresa pubblica di grande prestigio, debba adottare un comportamento esemplare riguardo al principio di precauzione”, aggiunge il titolare del Consea.

Ana Carolina Brolo, consulente giuridico dell’organizzazione umanitaria Terra dei Diritti, condivide il pensiero di Maluf, affermando che “si tratta di un’approvazione commerciale che non ha rispettato la legislazione nazionale e internazionale in merito alla sicurezza biologica”.

Brolo critica l’eccessivo riserbo che si è mantenuto su informazioni che, al contrario, dovrebbero essere rese disponibili in modo che la comunità scientifica e la società siano in grado di valutare i rischi del progetto.

Ma le critiche trascendono il campo scientifico e tecnologico. La domanda è, se in un paese come il Brasile, che con 3,5 tonnellate all’anno rappresenta il maggiore produttore di fagioli a livello mondiale, la semente transgenica sia davvero necessaria.

Maluf reputa l’attuale produzione di fagioli sufficiente a soddisfare la domanda interna e, inoltre, definisce “inconsistente” la tesi di ridurre la produzione per persona per giustificare la creazione di un seme transgenico.

Il presidente del Consea, ha definito una “falsità” l’affermazione di dover aumentare la produzione di fagioli e di altri alimenti “per placare la fame”.

“La storia ha dimostrato che ciò è falso. Il Brasile rappresenta uno dei maggiori produttori ed esportatori di alimenti a livello mondiale e, tuttavia, fino a poco tempo fa, ha registrato un indice della fame inaccettabile”, rammenta.

Dal punto di vista della sicurezza alimentare, Maluf fa presente che esistono diversi rischi, “a cominciare dal già noto impatto ambientale, che comprometterà la pratica comune tra le aziende agricole familiari legata all’utilizzo e allo scambio delle sementi, e anche considerando la relazione di dipendenza che crea nei confronti dei fornitori delle sementi”. Ancora non è chiaro se Embrapa otterrà dei vantaggi economici dalla vendita delle sementi.

La coltura dei fagioli è tipica delle aziende agricole familiari, che in Brasile producono il 70 per cento degli alimenti consumati nel paese. L’avvocato Leonardo Ribas, ricercatore del Centro di riferimento per i diritti umani e l’alimentazione del Centro universitario Uniabeu, si chiede “chi pagherà i costi del fagiolo transgenico”.

“Stiamo parlando dell’approvazione della modificazione genetica di un organismo vivente, il cui brevetto sarà a disposizione di imprese che, pagando i diritti, potranno vendere il prodotto sul mercato brasiliano (...)”, ha dichiarato a IPS il consulente per la sicurezza alimentare dello Stato di Rio de Janeiro.

Supponendo che il Fagiolo 5.1 diventi “una merce di elevata produzione e consumo per i ‘vantaggi’ associati a questo modello, alla fine il costo del prodotto sarà a carico delle aziende agricole familiari e, di conseguenza, della maggioranza della popolazione brasiliana”, osserva.

Secondo Ribas, “il rimedio all’insicurezza alimentare in Brasile non dipende dalla volontà di Dio, come si era soliti credere in passato, né dalle soluzioni riduzioniste e frammentate della scienza”, bensì dalle decisioni politiche.

“Al Brasile non servono i fagioli transgenici, ma politiche pubbliche che garantiscano la sicurezza alimentare e nutrizionale della popolazione attraverso misure che rispettino la qualità biologica, sanitaria, nutrizionale e tecnologica dei prodotti”, suggerisce.

È necessario “che vengano osservate e incentivate misure socialmente giuste ed ecologicamente sostenibili”, conclude.© IPS (FINE/2011)


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