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A.D. McKenzie

PARIGI, gen 2013 (IPS) - Organizzazioni non governative di tutta Europa hanno accolto l’iniziativa di 11 Paesi dell’Unione europea di procedere con l’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf), ma hanno fatto pressione sui governi per assicurarsi che una parte del gettito fiscale sia destinata allo sviluppo.
 
Definendo la tassa un regalo per le “nozze d’oro”, visto che è arrivata per il cinquantesimo anniversario dell’amicizia franco-tedesca, una coalizione di oltre 70 Ong ha chiesto al presidente francese François Hollande e alla cancelliera tedesca Angela Merkel di diffondere un “messaggio pubblico di solidarietà fuori dai propri confini” per garantire che la Ttf sia usata in particolar modo per la lotta contro la povertà e l’Aids, e per contrastare il cambio climatico.

“Siamo felicissimi che il processo stia avanzando ma siamo molto preoccupati che la proposta di destinare parte del denaro allo sviluppo non venga accolta”, ha detto Friederike Röder, portavoce dell’Ong contro la povertà One, co-fondata dal cantante rock Bono.

“Quello che può succedere è che i Paesi saranno così contenti di avere delle entrate aggiuntive che potrebbero utilizzare i fondi per i loro bilanci nazionali e non destinare niente alla crescita”, ha detto all’IPS.

Finora, Hollande è l’unico Capo di Stato ad aver detto che la Ttf sarà in parte destinata allo sviluppo. Francia e Germania sono stati alla guida del movimento verso l’adozione di questa “importante pietra miliare” per le linee guida dell’Ue in ambito fiscale, come ha detto il commissario europeo per la fiscalità Algirdas Semeta. La decisione è arrivata dopo una riunione dei 27 ministri dell’economia dell’Ue a Bruxelles, ma da tempo la Francia stava facendo pressione per questo passo avanti.

L’anno scorso l’ex presidente francese Nicolas Sarkozy aveva promesso di introdurre la Robin Hood Tax senza aspettare gli altri Paesi europei o gli altri membri del G20. “Se la Francia aspetta che siano gli altri a tassare la finanza, la finanza non verrà mai tassata”, aveva detto Sarkozy in quell’occasione.

Il parlamento francese approvò la tassa che fu introdotta nel febbraio 2012, negli ultimi giorni della presidenza di Hollande, ma priva della parte relativa al finanziamento per lo sviluppo. Sotto il successore di Sarkozy, il socialista Hollande, vincitore delle presidenziali lo scorso maggio, è stato poi emendata la legge in modo da destinare una percentuale non specificata del gettito fiscale alla crescita, invece del 50 per cento come avevano chiesto le Ong francesi.

Durante la campagna elettorale, Hollande aveva sostenuto la cosiddetta "Tobin Tax", tra le promesse di tassare i ricchi e ridurre la povertà. Il suo governo adesso ha chiesto che quest’anno 60 milioni di euro dei fondi della Ttf siano destinati allo sviluppo, una somma che secondo le Ong raggiungerebbe solo il 4 per cento del gettito fiscale. Ma una volta che la legge sarà entrata pienamente in vigore si prevede che raggiungerà il 10 per cento.

“Questo dovrebbe accadere a partire dal 2015, ed è ancora molto meno di quanto ci aspettavamo”, ha detto Röder all’IPS. “Ma dobbiamo riconoscere che ora la legge stabilisce che una parte del gettito fiscale andrà alla crescita, il che è chiaramente un progresso”.

Quanto alla Germania, Merkel aveva detto che la tassa sarebbe stato il “segnale giusto per dimostrare di aver capito che i mercati finanziari devono contribuire alla ripresa dell’economia”, ma voleva che tutti i 27 Paesi dell’Unione Europea fossero d’accordo prima di imporre la legge.

Ma alcuni membri dell’Ue come il Regno Unito, che ha già un’imposta di bollo, e la Svezia continuano a opporsi all’idea, ed è stato solo grazie al principio della “cooperazione rafforzata” dell’Ue che è stata approvata la Ttf per 11 invece dei 27 stati membri. Grazie a questo principio, un minimo di nove stati membri (un terzo) può avviare un processo più intenso di integrazione e cooperazione senza che gli altri siano necessariamente coinvolti.

Le 11 nazioni che sostengono la tassa sono Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Si pensa che un dodicesimo Paese si unirà al gruppo, secondo alcune fonti a Bruxelles.

La misura adesso finirà davanti al Parlamento europeo per l’iter formale, per approvare la proposta della Commissione europea secondo cui le transazioni in azioni e obbligazioni saranno tassate dello 0,1 per cento e gli scambi di derivati dello 0,01 per cento.

Nell’insieme, introducendo un’imposta con queste percentuali sulle transazioni finanziarie, la Francia potrebbe guadagnare fino a 12 miliardi di euro all’anno, secondo il Fondo Monetario Internazionale. A livello europeo, l’Fmi stima che si possano raccogliere circa 50 miliardi di euro l’anno.

Alcuni governi dell’Ue potrebbero considerare l’idea di utilizzare le entrate provenienti dalla Ttf per aiutare l’industria bancaria, ma secondo diverse Ong le banche hanno continuato a realizzare profitti nonostante siano la principale causa della crisi economica che sta colpendo l’eurozona. I governi di Spagna, Grecia e diversi altri Paesi hanno dovuto sostenere banche che erano in difficoltà dopo degli investimenti sbagliati.

“La Ttf europea è un enorme passo in avanti, ma l’obiettivo principale di questa tassa dovrebbe essere lottare contro la fame, la povertà, le pandemie e il cambio climatico”, ha detto Alexandre Naulot di Oxfam France. “Un annuncio congiunto da parte di François Hollande e Angela Merkel sarebbe complementare ad un approccio europeo costruttivo in questi tempi di crisi e di tagli ai bilanci”.

Nel frattempo, Khalil Elouardighi, capo militante della Coalition Plus, un gruppo di organizzazioni che lavorano per combattere l’Aids, ha detto all’IPS: “Se i capi europei vedono la tassa solo come un modo per tamponare i loro problemi immediati di bilancio invece che come un’opportunità rarissima per finanziare finalmente le sfide globali, che rappresentano una minaccia enorme per tutti, commettono un errore colossale”.

Secondo il gruppo, la Ttf solo in Francia potrebbe aiutare a curare altre 400mila persone affette da Aids nel terzo mondo, e “avanzerebbe ancora del denaro” per molti altri problemi. (FINE/2013)


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