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Silvia Giannelli


FIRENZE, 21 mag 2013 (IPS) - Di fronte alle sfide sempre maggiori dell’agricoltura globale, come riformare e migliorare questo settore resta un tema delicato e controverso. Terra Futura, la mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità appena conclusa a Firenze (17-19 maggio) ha riportato il dibattito alle sue radici: i semi.
 
Alla sua X edizione quest’anno, Terra Futura riunisce annualmente a Firenze istituzioni, associazioni e società civile per condividere idee ed esperienze su uno sviluppo ambientale, economico e sociale alternativo e sostenibile.

La scienziata e attivista ambientalista indiana Vandana Shiva ha presentato qui una serie di iniziative per la difesa dei semi e delle colture locali tradizionali. Iniziative che uniscono i temi della terra, la sovranità alimentare, la biodiversità e l’ambiente.

Tra queste, la campagna “La Legge del Seme”, sulla proprietà intellettuale e i brevetti controllati dai giganti dell’agribusiness, un progetto che vuole riaffermare la centralità delle norme biologiche e naturali contro la logica del settore dell’agribusiness, tutta incentrata sugli organismi geneticamente modificati (OGM), le monocolture e l’agricoltura intensiva.

“Il nostro obiettivo è capovolgere la logica che sta dietro alla criminalizzazione dei semi comuni e tutelare il diritto degli agricoltori di coltivare i loro semi”, ha detto Shiva all’IPS.

Eppure, oggi la tendenza sembra andare nella direzione opposta, laddove le multinazionali vogliono imporre l’uso di semi brevettati e geneticamente modificati con conseguenze disastrose per i coltivatori locali, in particolare nei paesi in via di sviluppo.

“Abbiamo già visto cosa ha comportato al settore del cotone in India l’ingresso della Monsanto [una multinazionale di biotecnologia agricola proprietaria di semi GM]”, ha spiegato Shiva.

“La Monsanto - ha aggiunto - è proprietaria e controlla il 95 per cento dei semi del cotone, e questo fa sì che gli agricoltori siano costretti a indebitarsi per pagare i diritti”.

Basta con gli OGM

Secondo Beppe Croce, responsabile nazionale del settore agricoltura di Legambiente, l’Europa è riuscita finora a tenere gli OGM fuori dai propri confini: “dal punto di vista legislativo, la produzione locale è protetta”, ha detto.

Il problema sono le importazioni nei paesi europei, spiega Croce all’IPS. “Quasi tutto il mangime dei nostri animali è integrato da prodotti importati, come soia e mais, e più della metà del mais coltivato nel mondo è transgenico”, dice. “Per questo dobbiamo rafforzare e uniformare il sistema di monitoraggio dei prodotti importati in Europa”.

Anche Giovanni Fabris, coordinatore nazionale del movimento contadino italiano per la sovranità alimentare Altragricoltura, è altrettanto critico circa la politica europea sulle importazioni. Durante un workshop sull’accesso alla terra nell’agricoltura italiana, ha osservato che “l’Europa è preoccupata soprattutto di garantire ai propri cittadini il cibo più economico possibile, a prescindere dalla sua provenienza”.

A detta di Fabris, questa politica sta compromettendo il sistema produttivo di diversi paesi che, come l’Italia, “devono sostenere la concorrenza di sistemi agro-industriali non europei, ovviamente meno costosi dei nostri”.

In queste circostanze, le probabilità che le coltivazioni OGM non entrino in Europa appaiono sempre meno concrete.

“L’argomentazione è sempre la stessa: la popolazione mondiale aumenta e servono gli OGM per poter soddisfare la futura domanda di cibo”, dice Croce. “La verità è che la produzione non può essere gonfiata ovunque in modo indiscriminato e, soprattutto, non deve essere fatto necessariamente con gli OGM”. Ma le lobby dell’agribusiness trovano sempre nuovi modi per farla franca. Il 6 maggio, la Commissione europea ha avanzato una nuova proposta di legge che impedisce agli agricoltori di utilizzare sementi proprie.

“La proposta è un esempio di criminalizzazione dell’alternativa agli OGM”, ha detto Shiva all’IPS. “Vorrebbero avere solo semi brevettati, diritti tutelati, agricoltori senza libertà di scegliere cosa coltivare e consumatori senza libertà di scegliere cosa mangiare”.

Il potere della gente

Ma i cittadini stanno riscoprendo il valore del buon cibo, come dimostrano fenomeni e movimenti quali lo Slow Food, i gruppi di acquisto solidale, o gli orti urbani. Dopo 50 anni di dominio dell’industria, “la popolazione sta sperimentando nuove soluzioni per avere più controllo su ciò che mangia”, osserva Shiva.

Altre iniziative come “Semi del Futuro” e “Giardini della Speranza”, promosse dall’organizzazione non profit di Shiva Navdanya International vanno nella stessa direzione: ai bambini delle scuole elementari di Firenze sono state distribuite piantine di specie locali da piantare nei loro giardini.

“Non parliamo solo di educazione. Stiamo parlando del fatto che loro sono i custodi”, ha spiegato Shiva.

“Ma siamo tutti bambini in questo campo”, ha aggiunto. “Gli agricoltori sono stati resi bambini, nel senso che sono stati portati a dimenticare di essere loro i guardiani e i selezionatori dei semi. I consumatori sono stati portati a dimenticare che il cibo comincia dove finisce il seme. Perciò in un certo senso questa è educazione per tutti, è educazione per la vita”. (FINE/2013)


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