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Stephen Leahy


UXBRIDGE, Canada, Ott, 2013 (IPS) - Un disastro climatico che rischia di colpire ogni essere vivente potrebbe scatenarsi già nel 2020 in Indonesia del Sud, secondo quanto dichiarato da alcuni studiosi alla rivista Nature. Entro pochi anni, la "catastrofe" si sarà estesa a tutte le regioni tropicali del pianeta.
 
Entro la metà del secolo il fenomeno arriverà a colpire ogni angolo della Terra, affermano gli autori dello studio.

“Ancora non conosciamo le conseguenze. Se una persona cade dal terzo piano di un edificio, non si può sapere con esattezza quali ferite riporterà, ma certamente si sa che non ne uscirà illesa”, afferma Camilo Mora, ecologista presso la University of Hawaii a Honolulu e principale autore della relazione pubblicata su Nature.

“I risultati ci hanno sconvolto. A prescindere dallo scenario finale, i cambiamenti non tarderanno a verificarsi”, afferma Mora.

Una “catastrofe climatica” è un mutamento radicale verso un clima totalmente nuovo, caratterizzato da temperature minime mensili più elevate che negli ultimi 150 anni. Il cambiamento è già in atto, provocato dalle massicce emissioni di carbonio dovute alla combustione di petrolio, gas e carbone.

Come ha spiegato Mora all’IPS, questa condizione climatica estrema supererà presto qualsiasi altra situazione mai sperimentata, e quelle che adesso sono le temperature massime record diventeranno le nuove minime. Milioni di persone resteranno colpite, e non si potrà più tornare indietro.

“Entro la mia generazione, qualsiasi condizione climatica alla quale eravamo abituati sarà storia del passato”, afferma.

In meno di 10 anni, un paese come la Giamaica avrà un aspetto simile a quello di sempre, ma in realtà non sarà più lo stesso. I giamaicani, così come tutti gli esseri viventi dell’isola e delle coste, sperimenteranno un nuovo clima più caldo rispetto alla media dei precedenti 150 anni.

Secondo lo studio, se l’utilizzo dei combustibili fossili non verrà immediatamente ridotto, anche la Nigeria del sud, gran parte dell’Asia occidentale, il Messico e l’America centrale condivideranno la stessa sorte entro il 2030.

“Alcune specie si adatteranno, altre migreranno, altre si estingueranno”, afferma il coautore Ryan Longman, sempre della University of Hawaii.

Le regioni tropicali saranno le prime a subire il cambiamento, perché caratterizzate da variazioni termiche più tenui. Il cambiamento climatico potrebbe innalzare la temperatura anche di un solo 1 grado centigrado, sostiene Longman, ma questo è già uno sbalzo eccessivo per alcune piante, anfibi, animali e uccelli che si sono evoluti in un clima molto stabile.

I coralli tropicali si stanno già riducendo drasticamente, per la combinazione di una più elevata temperatura degli oceani e di una maggiore acidità dell’oceano, che assorbe la maggior parte del carbonio prodotto dai combustibili fossili.

Lo studio della rivista Nature si è basato sull’esame dei dati relativi alle temperature degli ultimi 150 anni, su oltre un milione di mappe, e sulla proiezione combinata di 39 modelli climatici, per elaborare un indice globale di quando e dove avverrà il passaggio al nuovo clima.

Il clima canadese non cambierà fino al 2050, rispetto al classico scenario sulle emissioni che l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, IPCC) definisce RCP8.5. Più una regione è lontana dall’equatore, più tardi si verificherà il cambiamento. Lo studio dimostra che se il mondo riducesse drasticamente l’impiego di combustibili fossili (RCP4.5), i cambiamenti climatici potranno subire un ritardo dai 10 ai 30 anni, a seconda della zona considerata.

Le regioni tropicali sono inoltre quelle con il più alto numero di specie rare. La Costa Rica ospita quasi 800 specie, mentre il Canada, che occupa una superficie 200 volte più grande, ospita solo circa 70 specie rare o locali.

Le specie sono fondamentali perché l’abbondanza e la varietà di piante, animali, pesci, insetti e altri esseri viventi rappresentano il sistema di supporto della vita umana, in quanto forniscono all’uomo aria, acqua, cibo e altro.

“È uno studio sofisticato, che mostra la tempistica del cambiamento climatico come mai prima d’ora”, afferma Simon Donner, studioso del clima alla University of British Columbia in Canada.

Donner, che non si è occupato direttamente dello studio, concorda sul forte impatto che il nuovo clima delle regioni tropicali avrà su molte specie.

“Diversi altri studi mostrano che coralli, uccelli e anfibi tropicali sono molto sensibili ai cambiamenti di temperatura” riferisce all’IPS.

Non si conoscono ancora le conseguenze sull’ecosistema, sulla produzione di cibo, sulla disponibilità d’acqua o sulle città. Ma i risultati dello studio confermano l’urgenza di ridurre le emissioni di carbonio per ammortizzare queste conseguenze future, continua.

Lo studio conclude affermando che i paesi sviluppati dovrebbero non solo ridurre maggiormente le loro emissioni, ma anche aumentare il “finanziamento di programmi sociali e di conservazione nei paesi sviluppati, per minimizzare gli effetti del cambio climatico”.

Tra le conseguenze del futuro “disastro climatico”, le più dannose saranno sulla produzione di cibo, afferma Mora, che conclude, “in un mondo globale, quello che accade ai tropici non riguarda solo i tropici”. (FINE/2013)


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